Dal dodecasillabo all’endecasillabo.

Dodici sono i regnanti ed io ancora prima di conoscerlo ho sempre servito Ptah attraverso suo figlio RA, l’amato, la luce diffusa ed ancora oggi lo rappresento, ed attendo il mio regalo.

1 5 5 il mio numero è 11 e siamo tutti governati dai numeri e 12 – 11 fà 1.

Che la luce diffusa possa far scomparire le tenebre, che la verità possa essere mostrata in modo da tornare a premiare i primi e non gli ultimi.

Che 1 sia e che 1 non sia più.

Lode a te Ra, che mi hai mischiato a Thoth, che tu possa essere l’uno che sarà.

Non tutti quelli che sono stati alla fine dell’arcobaleno sono andati oltre la verità.

Dove comandano gli ebrei non c’è la guerra, dove non vogliono comandare c’è la guerra. Ovviamente il loro Dio ha vinto la guerra contro la dinastia di Ra, ha sconfitto Marduk dentro la piramide ed è giusto che comandino. Anche se mi sono sempre augurato che non conquistassero tutta la terra. Ma io sono della genetica di Ra e non posso tradire i miei antenati, i miei Dei. La luce diffusa è una forma di rispetto alla verità che il loro Dio non può permettersi a differenza dei miei Dei. Ma non basta perchè non è nel dualismo la soluzione è oltre il dualismo la soluzione, non è nel binario la soluzione, dal punto di vista teoretico 1 e 0 sono diversi ma sono simboli univici quindi si differenziano solo diciamo da un punto di vista visivo simbolico ma non nel concetto, entrambi esprimono lo stesso significato. Quindi andate oltre la linea, dategli profondità aggiungete una dimensione pensate tridimensionale ed allora si che potremo chiamarci umani e non schiavi di divinità. Questo scriviamo perchè questo va scritto. Ma sappiate piangerei di felicità nell’animo se potessi servire RA.

Geheim

Se chiudete una gallina in una scatola con un pulsante grande che lei può facilmente beccare ed alla pressione del pulsante viene rilasciato da un foro nella parete del grano la gallina imparerà a schiacciare il pulsante per far cadere il grano

Se disabilitate la pressione del pulsante con la caduta del grano e mettete un timer che ogni dieci minuti fa cadere il grano la gallina ripeterà il gesto che stava facendo quando il grano è caduto se quando cade la prima gettata di grano stava sbattendo le ali sbatterà le ali continuamente pensando che è stato il suo gesto che è stata lei a far cadere il grano

RA

Alcuni faraoni avevano nomi teoforici con i suffissi MSS, MES, MESES e MOSE che significava “genarato da”, come Thothmes (“generato da Thoth), Ramses (“genarato da Ra”).

Durante la 18ª dinastia Thothmes I morì nel 1512 a.C. lasciò una figlia, Hatshepsut, avuta dalla sua legittima sposa e un figlio avuto da una concubina. Cercando di legittimare la propria ascesa al trono, il figlio Thothmes II prese in moglie la sorellastra Hatshepsut, come era tradizione tra i faraoni. Dal matrimonio nacquero solo figle femmine e quando nel 1504 a.C. Thothmes II morì, dopo 8 anni di regno, l’unico erede maschio era un figlio avuto non da Hatshepsut ma da una concubina.
Dato che il ragazzino era troppo giovani per regnare, Hatshepsut fu nominata correggente, ma poi decise della sovranità spettava di diritto solo a lei, quindi assunse il potere come un Faraone a pieno titolo. Per giustificare e legittimare il proprio operato, Hatshepsut asserì che Thothmes I era suo padre solo nominalmente, perché lei in realtà era stata concepita quando il Dio Amon (Ra nascosto), assumendo le sembianze del sovrano e marito, aveva avuto rapporti sessuali con sua madrecome si legge
negli annali reali:
“Hatshepsut creata da Amon sarà il nome di questa mia figlia di cui ho messo il seme nel tuo corpo…Eserciterà un regno benefico su questo intero paese.”

Hatshepsut morì come faraona d’Egitto nel 1482 a.C. e a lei successe il fratellastro col nome, di Thothmes III. Il grande e magnifico tempio funerario di Hatshepsut a Deir-el-Bahari, sulla riva occidentale del Nilo di fronte all’antica Tebe contiene la testimonianza pittorica e geroglifica di questo evento. Le pitture murali iniziano con una raffigurazione del dio Amon, guidato dal dio Thoth, che entra nella stanza da letto della regina Iahmes, moglie di Thothmes I , e poi seguono i geroglifici.

“Allora entrò il dio glorioso, Amon in persona,signore dei troni delle due terre,dopo aver assunto le sembianze del suo sposo, trovarono Iahmes addormentata nel suo nel santuario. Ella si svegliò al profumo del dio sorrise allegramente di fronte alla perfezione. Quando Thoth si allontanò discretamente, Amon la infiammò d’amore e si affrettò verso di lei,che riuscì a vederlo nel suo aspetto divino quando le si avvicinò.Ella si esaltò alla vista della sua bellezza. Entrambi estasiati dio e regina ebbero un rapporto sessuale intenso.”

Di fatto l’attribuzione a Ra di relazioni che dotarono i futuri faraoni egizi  di uno status semidivino risale a periodi dinastici ancora anteriori. Nella Quinta dinastia addirittura si succedono tutta una serie di Faraoni che non avevano nessun legame parentale ma che erano stati tutti concepiti da Ra.

Ribgraziamo sempre Ra, l’amato di ptah, il sempre vivente perchè sempre uguale, luce diffusa. Che la Luce possa far luccicare anche le ombre e ricordate una cosa quando sarete davanti ad Anu, vi offriranno del pane; è pane di morte, non lo mangiate! Vi offriranno dell’acqua: è acqua di morte, non la bevete !. Vi offriranno un vestito: indossatelo.Vi offriranno dell’olio: usatelo per ungervi.



Mjestic only – confidential

Verso la Terra bianca come la neve Alalu fece rotta; scelse la sua destinazione secondo un segreto tramandato dai Tempi del Principio. Verso regioni proibite Alalu fece rotta; nessuno vi si era mai recato prima. Nessuno aveva mai tentato di attraversare il Bracciale Martellato. Sin dal Principio un segreto aveva determinato la rotta di Alalu. Il fato di Nibiru era posto nelle sue mani, secondo il suo progetto di rendere il suo regno universale! Da Nibiru l’esilio era certo, lì vi rischiava la morte. Nel suo progetto, il rischio era proprio nel viaggio; eterna gloria di successo sarebbe stata la ricompensa! Volando come un’aquila, Alalu scandagliò i cieli; sotto, Nibiru era come una palla sospesa nel vuoto. Il suo aspetto era seducente, il suo fulgore esaltava i cieli circostanti. Le sue dimensioni erano enormi, le sue eruzioni risplendevano fiammeggianti. Il suo involucro, fonte di vita, con il suo colore rossastro, era come un mare spumeggiante. Nel mezzo si distingueva la frattura, come una ferita scura. Guardò nuovamente verso il basso; l’ampia frattura divenne più piccola. Guardò nuovamente, la grande palla di Nibiru diventò un piccolo frutto. Un’altra volta gettò il suo sguardo, Nibiru scomparve nell’immenso mare tenebroso. Il rimorso assalì il cuore di Alalu, era in preda alla paura; la risolutezza si tramutò in esitazione. Alalu prese in considerazione di tornare sui suoi passi; poi con audacia ritornò alla risolutezza. Il carro percorse cento leghe, mille leghe; il carro viaggiò per decine di migliaia di leghe. Nelle distese celesti l’oscurità era sempre più cupa; in lontananza, le stelle distanti stavano ammiccando. Alalu percorse ancora molte leghe, poi il suo sguardo vide qualcosa che gli arrecò grande gioia: Nella immensità dei cieli, l’emmissario celeste gli stava dando il benvenuto! Il piccolo Gaga, Colui Che Indica il Cammino, stava accogliendo Alalu nel suo circuito, dandogli il benvenuto. Con andatura china, era destinato a viaggiare prima e dopo la celestiale Antu. Era dotato di due direzioni, per andare avanti, per andare indietro. Alalu considerò subito un segno di buon auspicio che fosse lui il primo a dargli il benvenuto. Dagli dèi celesti egli è il benvenuto! Tale era la sua interpretazione. Nel suo carro Alalu seguì il percorso di Gaga; stava dirigendosi verso il secondo dio dei cieli. Ben presto la celestiale Antu, così chiamata da Re Enshar, occhieggiò nella profonda oscurità. Il suo colore era blu come acqua pura cristallina; lei era l’inizio del Mare Superiore. Alalu fu incantato dalla bellezza di quella visione; continuò a percorrere la sua rotta a distanza. In lontananza lo sposo di Antu iniziò a brillare, di pari grandezza di Antu per dimensione. Ondeggiando avanti e indietro, seguivano un destino del passato. Il loro modo di agire era disgustoso; i loro modi erano inquietanti. Divorarono, come leoni con la preda, i carri sonda di Nibiru. Rifiutarono di cedere l’oro prezioso, necessario per la sopravvivenza. Il carro di Alalu si stava dirigendo a capofitto verso il Bracciale Martellato: per affrontare con audacia in combattimento i macigni feroci. Nel suo carro Alalu attizzò con più vigore le Pietre Fiammeggianti, diresse con mano ferma Ciò Che Indica il Cammino. I macigni minacciosi caricarono il carro, come un nemico che attacca in battaglia. Contro di loro Alalu liberò dal carro un missile foriero di morte. Poi, una dopo l’altra, lanciò contro il nemico le Armi del Terrore. Come guerrieri impauriti i macigni tornarono indietro, aprendo un varco per Alalu. Come per incantesimo il Bracciale Martellato aprì un passaggio al re. Nella profondità oscura Alalu poteva chiaramente scorgere i cieli. Non era stato sconfitto dalla ferocia del Bracciale, la sua missione non era terminata! In lontananza la palla infuocata del Sole irradiava il suo fulgore. Irradiava raggi di benvenuto verso Alalu. Davanti a lui un pianeta di color marrone rossastro faceva rotta sul suo circuito; era il sesto nel conto degli dèi celesti. Alalu potè solo osservarlo: per seguire la sua rotta predestinata dal percorso di Alalu velocemente si allontanò. Poi apparve la Terra bianca come la neve, il settimo pianeta nel conto celeste. Alalu fece rotta verso questo pianeta, verso una destinazione più invitante. La sua sfera seducente era più piccola di Nibiru, la sua rete di attrazione era più debole di quella di Nibiru. La sua atmosfera era più sottile di quella di Nibiru, al suo interno turbinavano le nubi. Sotto, la Terra era divisa in tre regioni: bianca come la neve in cima e alla base, in mezzo blu e marrone. Abilmente Alalu dispiegò le ali per arrestare il carro, per ruotare intorno alla sfera della Terra. Nella regione intermedia poteva scorgere terre aride e oceani ricchi di acque. Diresse verso il basso il Raggio Che Cerca il Cuore di Tutta la Terra, per scoprire le viscere della Terra lo usò. L’ho trovato! Cosi gridò estasiato. Oro, il raggio ha segnalato molto oro; era sotto la regione di colore scuro, era anche nelle acque! Con il cuore che batteva forte Alalu pensava alla decisione da prendere: doveva forse atterrare con il carro sul suolo arido, rischiando di schiantarsi e di morire? Doveva dirigere la sua rotta verso le acque rischiando di sprofondare nell’oblio? In che modo avrebbe potuto sopravvivere, scoprire Toro sì prezioso? Alalu restò immobile nel posto dell’Aquila; affidò il carro nelle mani del Fato. Catturato dalla rete di attrazione della Terra, il carro si muoveva sempre più velocemente. Le sue ali dispiegate divennero ardenti; l’atmosfera della Terra era rovente come un forno. Poi il carro tremò, emettendo un rombo sinistro. Il carro si schiantò improvvisamente, arrestandosi in modo repentino. Privo di sensi per le vibrazioni, stordito per lo schianto, Alalu rimase immobile. Poi aprì gli occhi e capì di essere ancora tra i viventi. Era giunto vittorioso al pianeta dell’oro. Il racconto del Principio e di come furono creati gli dèi celesti. Al Principio, quando nel Mondo Superiore gli dèi dei cieli non esistevano ancora, e nel Mondo Inferiore Ki, la Terraferma, non aveva ancora un nome, solo, nel vuoto, esisteva Apsu, il Genitore Primordiale. Nell’alto del Mondo Superiore, gli dèi celesti non erano stati ancora creati. Nelle acque del Mondo Inferiore, gli dèi celesti non erano ancora apparsi. Nel Mondo Superiore e Inferiore, gli dèi non erano ancora stati creati, i destini non erano stati decretati. Non esistevano né canneti, né paludi. Da solo Apsu regnava nel vuoto. Poi le acque primordiali furono mescolate insieme dai suoi venti. Apsu operò sulle acque un astuto incantesimo divino. Sulla profondità del vuoto egli riversò un sonno profondo. Creò per sé come sposa Tiamat, la Madre di Tutti. La madre celeste, era in verità una bellezza delle acque! Poi Apsu creò accanto a lui il piccolo Mummu. Lo nominò suo messaggero, per presentarlo come dono a Tiamat. Apsu diede alla sua sposa un dono risplendente: un metallo lucente, Toro immortale, perché solo lei lo possedesse! Fu allora che i due mischiarono le loro acque, per generare figli divini. Gli esseri celesti creati erano un maschio e una femmina; furono chiamati Lahmu e Lahamu. Nel Mondo Inferiore Apsu e Tiamat stabilirono la loro dimora. Prima che essi fossero cresciuti in età e in statura, nelle acque del Mondo Superiore si formarono Anshar e Kishar. Per dimensione superavano i loro fratelli. I due furono creati come coppia celeste. Un figlio, An, fu il loro erede nei cieli lontani. Poi fu creata Antu, uguale ad An, per essere sua sposa. II confine del Mare Superiore divenne la loro dimora. Così tre coppie celesti, nel Mondo Superiore e nel Mondo Inferiore, furono create nelle profondità. Furono chiamate per nome, formarono la famiglia di Apsu con Mummu e Tiamat. A quell’epoca Nibiru non si era ancora vista. La Terra non esisteva ancora. Le acque celesti erano mescolate insieme; non erano ancora separate da un Bracciale Martellato. A quell’epoca, i circuiti non erano ancora completamente formati. I destini degli dèi non erano ancora decretati. I fratelli divini si coalizzarono; i loro modi erano erratici. II loro comportamento nei confronti di Apsu era detestabile. Tiamat, infastidita, era insieme afflitta e infuriata. Formò una folla che iniziò a marciare al suo fianco, creò una schiera rabbiosa e ringhiante contro i figli di Apsu. Creò così undici guerrieri di questo tipo. Proclamò il suo primogenito, Kingu, loro capo. Quando gli dèi celesti sentirono questo, si riunirono in consiglio. Ha elevato Kingu, nelle sue mani ha messo Paltò comando come se fosse An! Così si dissero. Ha fissato sul suo petto la Tavola dei Destini, per conquistare il suo circuito. Ha istruito il suo discendente Kingu per andare in battaglia contro gli dèi. Chi si opporrà a Tiamat? Così gli dèi si chiesero. Nessuno nei loro circuiti si fece avanti, nessuno avrebbe impugnato Tarma per la battaglia. A quell’epoca, nel cuore del Profondo un dio era stato creato. Era nato nella Camera dei Fati, il luogo dei destini. Era stato creato da un Abile Creatore, era il figlio del suo stesso Sole. Dal Profondo dove era stato creato, il dio si allontanò in tutta fretta dalla sua famiglia. Portava via con sé un dono del suo Creatore, il Seme della Vita. Fece rotta verso il vuoto; era alla ricerca di un nuovo destino. La prima a vedere l’essere celeste che vagava fu la sempre attenta Antu. La sua figura era seducente, irradiava fulgore. La sua andatura era celestiale, la sua rotta era magnifica. Tra tutti gli dèi era il più alto, il suo circuito superava tutti. Antu fu la prima a vederlo, il suo seno non aveva mai allattato. Vieni, sii mio figlio! Così lo chiamò. Che io possa diventare tua madre! Gettò la sua rete e gli diede il benvenuto, adeguò a questo scopo la sua rotta. Le sue parole riempirono di orgoglio il cuore del nuovo arrivato; colei che lo avrebbe allattato lo rese altezzoso. La sua testa raddoppiò di misura, ai suoi lati quattro membra germogliarono. Mosse le labbra in assenso, un fuoco sacro venne da loro irradiato. Verso Antu deviò la sua rotta, così da mostrare ben presto la sua faccia ad An. Quando An lo vide, Figlio mio! Figlio mio! Così gridò estasiato. Sarai destinato alla guida, una schiera di servitori sarà al tuo fianco! Che Nibiru sia il tuo nome, per sempre noto come Luogo dell’Attraversamento! S’inchinò a Nibiru, voltando la sua faccia al passaggio di Nibiru. Gettò la sua rete, prese quattro servitori per Nibiru. Voleva che la schiera fosse al suo fianco: il Vento del Sud, il Vento del Nord, il Vento dell’Est e il Vento dell’Ovest. Con immensa gioia Ari annunciò al suo progenitore Anshar l’arrivo di Nibiru. A questa notizia Anshar inviò come emissario Gaga, che gli era accanto. Per comunicare ad An parole di saggezza, per assegnare un incarico a Nibiru. Incaricò Gaga di esprimere quello che sentiva nel profondo del suo cuore, di parlare così ad An: Tiamat, che ci ha generati, ora ci detesta. Ha preparato una schiera armata, è furiosa di rabbia. Contro gli dèi, i suoi figli, undici guerrieri le marciano al fianco. Ha proclamato Kingu loro capo, ha fissato il destino al suo petto senza alcun diritto. Nessun dio fra di noi sa opporsi al suo astio, la sua schiera suscita in tutti noi grande paura. Che Nibiru diventi il nostro Vendicatore! Che possa sconfiggere Tiamat, che possa salvare le nostre vite! Che sia per lui decretato il fato, che possa affrontare il nostro grande nemico! Gaga partì verso An; s’inchinò davanti a lui, ripetè le parole di Anshar. An ripetè le parole del progenitore a Nibiru, gli rivelò il messaggio di Gaga. Nibiru ascoltò le parole con meraviglia; sentì con stupore di quella madre che sarebbe anche capace di divorare i propri figli. Il suo cuore già lo spronava a schierarsi contro Tiamat. Aprì la bocca, così parlò ad An e Gaga: Se davvero dovrò sconfiggere Tiamat per salvare la vostra vita, che sia convocata l’assemblea degli dèi, che sia proclamato supremo il mio destino! Che tutti gli dèi concordino in consiglio di proclamarmi capo, che si inchinino al mio comando! Quando Lahmu e Lahamu udirono questo, gridarono con angoscia: La richiesta era invero molto strana, il suo significato era incomprensibile! Così essi dissero. Gli dèi che decretano i fati si consultarono. Tutti furono concordi: che Nibiru fosse il loro Vendicatore, che a lui fosse decretato un fato supremo. Da questo momento in poi i tuoi ordini saranno inconfutabili! Così gli dissero. Nessuno fra noi dèi trasgredirà i tuoi confini! Vai, Nibiru, sii il nostro Vendicatore! Gli crearono un circuito sontuoso per procedere verso Tiamat. Impartirono a Nibiru la loro benedizione, consegnarono a Nibiru armi terribili. Anshar generò tre altri venti di Nibiru: il Vento del Male, il Turbine del Vento, il Vento senza Pari. Kishar riempì il suo corpo di una fiamma ardente, così da formare una rete per imbrigliare Tiamat. Così, pronto per la battaglia, Nibiru fece rotta direttamente verso Tiamat. Si rivolse verso la rabbiosa Tiamat, con le sue stesse labbra pronunciò un incantesimo. Indossò come vestito di protezione Ciò Che Pulsa e Ciò Che Irradia. La sua testa fu incoronata da un terribile fulgore. Alla sua destra posizionò Ciò Che Colpisce, alla sua sinistra mise Ciò Che Respinge. Mandò avanti come una tempesta i sette venti, la sua schiera di aiutanti. Verso rinfuriata Tiamat, con clamori di guerra, si stava affrettando. Gli dèi gli si strinsero intorno, poi lasciarono la sua strada. Avanzava per esplorare Tiamat e i suoi aiutanti, per scrutare il piano di Kingu, comandante della schiera di Tiamat. Quando scorse il valoroso Kingu, la sua vista si offuscò; mentre guardava i mostri, il suo corso si sconvolgeva, non riusciva a mantenere la direzione, compiva gesti confusi. Gli aiutanti di Tiamat le si strinsero intorno, tremanti di terrore. Le radici di Tiamat si scossero, emise un terribile ruggito. Su Nibiru operò un incantesimo, lo avviluppò con il suo fascino. Fra i due si arrivò allo scontro, la battaglia era inevitabile! Tiamat e Nibiru si trovarono faccia a faccia; avanzavano l’uno contro l’altro. Si avvicinavano alla battaglia, si preparavano a un duello. Il Signore distese la sua rete, la gettò per avvilupparla. Con furia Tiamat gridò, perse i sensi come se fosse posseduta. Il Vento del Male, che lo seguiva, Nibiru le scatenò contro; Il Vento del Male le scagliò in faccia. Tiamat aprì la bocca per divorare il Vento del Male, ma non riuscì più a richiudere le labbra. Il Vento del Male caricò il suo ventre, penetrò nelle sue viscere. Le sue viscere erano dilaniate, il suo corpo si gonfiò, la sua bocca si spalancò. Attraverso l’apertura Nibiru scagliò una freccia lucente, un lampo divino. Penetrò nelle sue viscere le dilaniò il ventre; le si conficcò nel grembo, le spezzò il cuore. Dopo averla così domata, egli spense il suo soffio vitale. Nibiru esaminò il corpo senza vita, Tiamat era ora come una carcassa macellata. Vicino alla padrona senza vita, i suoi undici aiutanti erano tremanti di paura. Nella rete di Nibiru furono catturati; furono incapaci di fuggire. Anche Kingu, proclamato da Tiamat capo della schiera, era fra di loro. Il Signore lo incatenò, lo legò alla padrona senza vita. Strappò da Kingu le Tavole dei Destini, ingiustamente a lui date. Vi impresse il suo sigillo, fissò il Destino al suo petto. Gli altri della schiera di Tiamat legò come prigionieri, li intrappolò nel suo circuito. Li calpestò sotto i suoi piedi, li fece a pezzi. Li legò al suo circuito; li fece orbitare indietro. Nibiru partì poi dal Luogo della Battaglia, si recò ad annunciare la vittoria agli dèi che lo avevano prescelto. Compì un circuito intorno ad Apsu, viaggiò verso Kishar e Anshar. Gaga venne a salutarlo, poi fece rotta come messaggero verso gli altri. Nibiru oltrepassò An ed Antu, si diresse verso la Dimora nel Profondo. Ripensò poi al fato di Tiamat ormai senza vita e a quello di Kingu. Il Signore Nibiru allora ritornò a Tiamat, che prima aveva domato. Le si avvicinò, si soffermò a vedere il suo corpo senza vita. Nel suo cuore concepì ingegnosamente un piano per dividere il mostro. Poi, come si fa con un mitilo, la divise in due parti, le separò il petto dalle parti inferiori. Recise i canali del suo sangue, guardò con stupore le sue vene d’oro. Calpestando la sua parte posteriore, il Signore le tranciò di netto la parte superiore. Convocò accanto a sé il Vento del Nord, suo aiutante. Comandò al Vento di portare via il cranio staccato, di gettarlo nel vuoto. Allora il Vento di Nibiru si librò su Tiamat, investendola con un fiotto di acque. Nibiru scoccò un lampo, impartì il segnale al Vento del Nord. Con un fulgore, la parte superiore di Tiamat venne portata in un luogo sconosciuto. Anche Kingu, a lei legato, fu con lei esiliato, per essere compagno della parte staccata. Nibiru riflettè poi sul fato della parte posteriore: Che fosse un eterno trofeo della battaglia, questo era il suo volere. Che fosse per sempre ricordato nei cieli, per custodire il Luogo della Battaglia. Con la sua mazza schiacciò in mille pezzi la parte posteriore, poi li unì per formare il Bracciale Martellato. Unendoli insieme, li posizionò come guardiani, un Firmamento per dividere le acque dalle acque. Separò i Mari Superiori sopra il Firmamento dai Mari Inferiori. Tutto questo Nibiru creò con molto ingegno. Il Signore attraversò i cieli per scandagliare le regioni. Misurò le dimensioni dal regno di Apsu alla dimora di Gaga. Nibiru esaminò poi il limite del Profondo, gettò lo sguardo verso il suo luogo natale. Si soffermò ed esitò; poi lentamente ritornò al Firmamento, al Luogo della Battaglia. Nell’attraversare di nuovo la regione di Apsu, ripensò con rimorso alla sposa del Sole che più non c’era. Guardò la metà ferita di Tiamat, prestò attenzione alla sua Parte Superiore. Le acque della vita, la sua ricchezza, stillavano ancora dalle ferite. Le sue vene d’oro riflettevano i raggi di Apsu. Allora Nibiru si ricordò del Seme della Vita, eredità del suo Creatore. Quando aveva calpestato Tiamat, quando l’aveva separata, sicuramente le aveva trasmesso il seme! Si rivolse ad Apsu, così gli parlò: Con i tuoi caldi raggi, risana le ferite! Che nuova vita sia data alla parte staccata, che possa essere accolta nella tua famiglia come una figlia! Che le acque siano tutte raccolte in un luogo, che possa apparire la terraferma! Che sia chiamata Terraferma, che il suo nome d’ora in poi sia Ki! Apsu prestò attenzione alle parole di Nibiru: Che la Terra si unisca alla mia famiglia! Così decretò. Ki, Terraferma del Mondo Inferiore, che il suo nome d’ora in poi sia Terra! Che, con la sua rotazione, ci siano notte e giorno; che di giorno io la possa irradiare con i miei raggi risanatori. Che Kingu sia una creatura della notte, di notte brillerà come compagna della Terra, che per sempre sia la Luna! Nibiru ascoltò con compiacimento le parole di Apsu. Attraversò i cieli e ispezionò le regioni. Agli dèi, che lo avevano reso supremo, concesse stazioni permanenti. Decise che non dovessero trasgredire i confini dei propri circuiti, né darsi battaglia. Rafforzò le serrature dei cieli, ai loro lati posizionò dei cancelli. Scelse per sé una dimora esterna; si estendeva al di là di Gaga. Supplicò Apsu perchè decretasse che il grande circuito fosse il suo destino. Dalle loro stazioni tutti gli dèi decretarono: che la sovranità di Nibiru sia senza pari! Lui è il più radioso degli dèi, che lui sia veramente il Figlio del Sole! Dalla sua dimora Apsu concesse la sua benedizione: Nibiru deve essere il Luogo dell’Attraversamento del Cielo e della Terra; Luogo dell’Attraversamento sarà chiamato! Sopra o sotto Nibiru gli dèi non dovranno mai attraversare. Una posizione centrale è stata conferita per sempre a Nibiru, per essere così il pastore degli dèi. Il suo circuito sarà uno Shar; questo sarà per sempre il suo Destino! Tutto ebbe inizio con la fuga di Alalu da Nibiru. Alalu era dotato di grande comprensione, acquisì grandi conoscenze grazie allo studio. Grandi conoscenze dei cieli e dei circuiti erano state accumulate dal suo progenitore Anshargal. Le conoscenze furono notevolmente arricchite da Enshar. Alalu approfondì tutte quelle conoscenze; ne discusse con i saggi, consultò i sapienti e i comandanti. Così fu consolidata la conoscenza del Principio, così Alalu possedeva quella conoscenza. La conferma fu la presenza di oro nel Bracciale Martellato. L’oro nel Bracciale Martellato confermava la presenza dell’oro nella Metà Superiore di Tiamat. Alalu arrivò vittorioso al pianeta dell’oro, il suo carro atterrò con un boato. Scandagliò il luogo con un raggio, per scoprirne i dintorni. Il suo carro discese sul terreno arido, atterrò ai bordi delle estese paludi. Si mise un Elmetto d’Aquila, indossò un vestito di Pesce. Aprì il portello del carro; con il portello aperto si soffermò a osservare. Il terreno era di colore scuro, i cieli erano azzurri. Non vi era alcun suono, non vi era nessuno a dargli il benvenuto. Era solo su un pianeta sconosciuto, forse per sempre esiliato da Nibiru! Lui stesso mise piede sul terreno; camminò sul suolo di colore scuro. In lontananza si stagliavano le colline; nelle vicinanze rigogliosa era la vegetazione. Davanti a lui si stendevano le paludi, camminò nelle paludi; rabbrividì alla frescura delle acque. Ritornò sul terreno asciutto: era solo su un pianeta sconosciuto! Era immerso nei propri pensieri, ripensava con nostalgia alla sua sposa e ai suoi discendenti. Era dunque per sempre esiliato da Nibiru? Continuava a porsi questo interrogativo. Presto tornò al carro, per ritemprarsi con il cibo e con il bere. Poi fu sopraffatto da un sonno profondo, un potente sonno profondo. Non seppe ricordare quanto tempo dormì; non seppe dire cosa lo risvegliò. Fuori un’intensa luminosità, una luce forte mai vista a Nibiru. Allungò un palo dal carro, munito di un Verificatore. Poteva respirare l’aria del pianeta: ne indicava la compatibilità! Aprì il portello del carro, con il portello aperto respirò l’aria. Fece un altro respiro, poi un altro e un altro ancora; l’aria di Ki era davvero compatibile! Alalu battè le mani, innalzò un inno di gioia. Senza l’Elmetto d’Aquila, senza il vestito di Pesce, mise piede sul terreno. La luminosità fuori era accecante; i raggi del Sole erano fulgidi! Ritornò nel carro, indossò una maschera per proteggere gli occhi. Prese Tarma che aveva portato, sollevò il versatile Campionatore. Lui stesso discese sul terreno, camminò sul suolo di colore scuro. Si avviò verso le paludi; le acque erano di un color verde scuro. Alcuni ciottoli erano sul bordo della palude; Alalu ne prese uno, lo gettò nelle acque. Nella palude i suoi occhi colsero un movimento: le acque brulicavano di pesci! Nella palude calò il Campionatore, per scandagliare le acque buie. L’acqua non era adatta da bere, Alalu fu molto deluso. Si allontanò dalle paludi, si avviò in direzione delle colline. Si fece strada fra la vegetazione; i cespugli cedevano il posto agli alberi. Il luogo era come un frutteto, gli alberi erano carichi di frutta. Attirato dal loro dolce profumo, Alalu prese un frutto; lo mise in bocca. Il profumo era dolce, il gusto era più dolce ancora! Alalu ne fu deliziato. Alalu camminava lontano dai raggi del Sole, si dirigeva verso le colline. Fra gli alberi sentì umidità sotto i piedi, segnale di acqua nelle vicinanze. Si diresse verso l’umidità. Nel mezzo della foresta c’era uno stagno, uno stagno di acque silenziose. Nello stagno calò il Campionatore; l’acqua era buona da bere! Alalu rise; una risata irrefrenabile lo colse. L’aria era buona, l’acqua si poteva bere; c’era frutta, c’erano i pesci! Con impazienza Alalu si chinò, mise le mani a coppa, portò l’acqua alla bocca. L’acqua dava refrigerio, aveva un gusto diverso dall’acqua di Nibiru. Bevve ancora una volta, poi intimorito balzò da un lato: poteva sentire un suono come un sibilo; un corpo strisciante si muoveva vicino allo stagno. Afferrò l’arma che aveva portato, scoccò un raggio verso il sibilo. Il movimento si fermò, il sibilo terminò. Per comprendere meglio il pericolo, Alalu avanzò. Il corpo strisciante era immobile; la creatura era morta, aveva un aspetto molto strano: il suo lungo corpo era come una corda, il corpo era senza mani o piedi. Nella sua testa minuta vi erano degli occhi feroci, una lunga lingua sporgeva dalla sua bocca. Non aveva mai visto niente di simile a Nibiru, era una creatura di un altro mondo! Era forse il guardiano del frutteto? Così Alalu rifletteva. Era forse il padrone delle acque? Così si domandava. Raccolse un pò di acqua nella borraccia che aveva con sé; con cautela si avviò al carro. Colse anche i dolci frutti; si diresse verso il carro. La luminosità dei raggi del Sole era molto diminuita; quando raggiunse il carro, era calata ormai l’oscurità. Alalu riflettè sulla brevità del giorno; della sua breve durata era stupito. Dalle paludi una luce fredda si levava all’orizzonte. Una palla di colore bianco stava velocemente alzandosi nei cieli: poteva scorgere Kingu, il compagno della Terra. Quello che era nei racconti del Principio, ora poteva veramente vedere con i suoi occhi. I pianeti e i loro circuiti, il Bracciale Martellato, Ki la Terra, Kingu la sua luna, tutti erano creati, tutti erano chiamati per nome! In cuor suo Alalu sapeva che ancora una verità doveva essere svelata: era necessario scoprire l’oro, lo strumento della salvezza! Se nei racconti del Principio vi è verità, se le vene d’oro di Tiamat furono bagnate dalle acque, allora l’oro deve trovarsi nelle acque di Ki, la sua metà separata! Con mani nervose Alalu prelevò il Verificatore dal palo del carro. Con mani tremanti indossò il vestito da pesce, restò in impaziente attesa della luce del giorno che sorgeva velocemente. All’alba uscì dal carro, velocemente si avviò verso le paludi. Guadò nelle acque più profonde, inserì il Verificatore nelle acque. Osservò con impazienza la sua faccia illuminata, il cuore gli batteva forte in petto. Il Verificatore indicava il contenuto delle acque, svelando con simboli e numeri quanto scopriva. Poi il battito del cuore di Alalu si arrestò: vi è oro nelle acque! Così aveva scoperto il Verificatore! Alalu si avviò malfermo sulle gambe, addentrandosi sempre di più nelle paludi. Nuovamente inserì il Verificatore nelle acque; nuovamente il Verificatore denunciò la presenza di oro! Un grido, un grido di trionfo proruppe dalla bocca di Alalu: ora il fato di Nibiru era nelle sue mani! Ritornò verso il carro, si tolse il vestito di Pesce, occupò il posto di comando. Ravvivò le Tavole dei Destini che conoscono tutti i circuiti, per trovare la direzione verso Nibiru. Risvegliò Ciò Che Parla, per irradiare parole verso Nibiru. Poi irradiò queste parole a Nibiru, così egli parlò: Le parole del grande Alalu sono dirette ad Anu su Nibiru. Sono in un altro mondo, ho trovato l’oro della salvezza. Il fato di Nibiru è nelle mie mani; devi dare ascolto alle mie condizioni!

Verso la Terra bianca come la neve Alalu fece rotta; scelse la sua destinazione secondo un segreto tramandato dai Tempi del Principio.
Verso regioni proibite Alalu fece rotta; nessuno vi si era mai recato prima.
Nessuno aveva mai tentato di attraversare il Bracciale Martellato.
Sin dal Principio un segreto aveva determinato la rotta di Alalu.
Il fato di Nibiru era posto nelle sue mani, secondo il suo progetto di rendere il suo regno universale!
Da Nibiru l’esilio era certo, lì vi rischiava la morte.
Nel suo progetto, il rischio era proprio nel viaggio; eterna gloria di successo sarebbe stata la ricompensa!
Volando come un’aquila, Alalu scandagliò i cieli; sotto, Nibiru era come una palla sospesa nel vuoto.
Il suo aspetto era seducente, il suo fulgore esaltava i cieli circostanti.
Le sue dimensioni erano enormi, le sue eruzioni risplendevano fiammeggianti.
Il suo involucro, fonte di vita, con il suo colore rossastro, era come un mare spumeggiante.
Nel mezzo si distingueva la frattura, come una ferita scura.
Guardò nuovamente verso il basso; l’ampia frattura divenne più piccola.
Guardò nuovamente, la grande palla di Nibiru diventò un piccolo frutto.
Un’altra volta gettò il suo sguardo, Nibiru scomparve nell’immenso mare tenebroso.
Il rimorso assalì il cuore di Alalu, era in preda alla paura; la risolutezza si tramutò in esitazione.
Alalu prese in considerazione di tornare sui suoi passi; poi con audacia ritornò alla risolutezza.
Il carro percorse cento leghe, mille leghe; il carro viaggiò per decine di migliaia di leghe.
Nelle distese celesti l’oscurità era sempre più cupa; in lontananza, le stelle distanti stavano ammiccando.
Alalu percorse ancora molte leghe, poi il suo sguardo vide qualcosa che gli arrecò grande gioia:
Nella immensità dei cieli, l’emmissario celeste gli stava dando il benvenuto!
Il piccolo Gaga, Colui Che Indica il Cammino, stava accogliendo Alalu nel suo circuito, dandogli il benvenuto.
Con andatura china, era destinato a viaggiare prima e dopo la celestiale Antu.
Era dotato di due direzioni, per andare avanti, per andare indietro.
Alalu considerò subito un segno di buon auspicio che fosse lui il primo a dargli il benvenuto.
Dagli dèi celesti egli è il benvenuto! Tale era la sua interpretazione.
Nel suo carro Alalu seguì il percorso di Gaga; stava dirigendosi verso il secondo dio dei cieli.
Ben presto la celestiale Antu, così chiamata da Re Enshar, occhieggiò nella profonda oscurità.
Il suo colore era blu come acqua pura cristallina; lei era l’inizio del Mare Superiore.
Alalu fu incantato dalla bellezza di quella visione; continuò a percorrere la sua rotta a distanza.
In lontananza lo sposo di Antu iniziò a brillare, di pari grandezza di Antu per dimensione.
Ondeggiando avanti e indietro, seguivano un destino del passato.
Il loro modo di agire era disgustoso; i loro modi erano inquietanti.
Divorarono, come leoni con la preda, i carri sonda di Nibiru.
Rifiutarono di cedere l’oro prezioso, necessario per la sopravvivenza.
Il carro di Alalu si stava dirigendo a capofitto verso il Bracciale Martellato: per affrontare con audacia in combattimento i macigni feroci.
Nel suo carro Alalu attizzò con più vigore le Pietre Fiammeggianti, diresse con mano ferma Ciò Che Indica il Cammino.
I macigni minacciosi caricarono il carro, come un nemico che attacca in battaglia.
Contro di loro Alalu liberò dal carro un missile foriero di morte.
Poi, una dopo l’altra, lanciò contro il nemico le Armi del Terrore.
Come guerrieri impauriti i macigni tornarono indietro, aprendo un varco per Alalu.
Come per incantesimo il Bracciale Martellato aprì un passaggio al re.
Nella profondità oscura Alalu poteva chiaramente scorgere i cieli.
Non era stato sconfitto dalla ferocia del Bracciale, la sua missione non era terminata!
In lontananza la palla infuocata del Sole irradiava il suo fulgore.
Irradiava raggi di benvenuto verso Alalu.
Davanti a lui un pianeta di color marrone rossastro faceva rotta sul suo circuito; era il sesto nel conto degli dèi celesti.
Alalu potè solo osservarlo: per seguire la sua rotta predestinata dal percorso di Alalu velocemente si allontanò.
Poi apparve la Terra bianca come la neve, il settimo pianeta nel conto celeste.
Alalu fece rotta verso questo pianeta, verso una destinazione più invitante.
La sua sfera seducente era più piccola di Nibiru, la sua rete di attrazione era più debole di quella di Nibiru.
La sua atmosfera era più sottile di quella di Nibiru, al suo interno turbinavano le nubi.
Sotto, la Terra era divisa in tre regioni: bianca come la neve in cima e alla base, in mezzo blu e marrone.
Abilmente Alalu dispiegò le ali per arrestare il carro, per ruotare intorno alla sfera della Terra.
Nella regione intermedia poteva scorgere terre aride e oceani ricchi di acque.
Diresse verso il basso il Raggio Che Cerca il Cuore di Tutta la Terra, per scoprire le viscere della Terra lo usò.
L’ho trovato! Cosi gridò estasiato.
Oro, il raggio ha segnalato molto oro; era sotto la regione di colore scuro, era anche nelle acque!
Con il cuore che batteva forte Alalu pensava alla decisione da prendere: doveva forse atterrare con il carro sul suolo arido, rischiando di schiantarsi e di morire?
Doveva dirigere la sua rotta verso le acque rischiando di sprofondare nell’oblio?
In che modo avrebbe potuto sopravvivere, scoprire Toro sì prezioso?
Alalu restò immobile nel posto dell’Aquila; affidò il carro nelle mani del Fato.
Catturato dalla rete di attrazione della Terra, il carro si muoveva sempre più velocemente.
Le sue ali dispiegate divennero ardenti; l’atmosfera della Terra era rovente come un forno. Poi il carro tremò, emettendo un rombo sinistro. Il carro si schiantò improvvisamente, arrestandosi in modo repentino. Privo di sensi per le vibrazioni, stordito per lo schianto, Alalu rimase immobile. Poi aprì gli occhi e capì di essere ancora tra i viventi. Era giunto vittorioso al pianeta dell’oro.
Il racconto del Principio e di come furono creati gli dèi celesti.
Al Principio, quando nel Mondo Superiore gli dèi dei cieli non esistevano ancora, e nel Mondo Inferiore Ki, la Terraferma, non aveva ancora un nome, solo, nel vuoto, esisteva Apsu, il Genitore Primordiale.
Nell’alto del Mondo Superiore, gli dèi celesti non erano stati ancora creati.
Nelle acque del Mondo Inferiore, gli dèi celesti non erano ancora apparsi.
Nel Mondo Superiore e Inferiore, gli dèi non erano ancora stati creati, i destini non erano stati decretati.
Non esistevano né canneti, né paludi.
Da solo Apsu regnava nel vuoto.
Poi le acque primordiali furono mescolate insieme dai suoi venti.
Apsu operò sulle acque un astuto incantesimo divino.
Sulla profondità del vuoto egli riversò un sonno profondo.
Creò per sé come sposa Tiamat, la Madre di Tutti.
La madre celeste, era in verità una bellezza delle acque!
Poi Apsu creò accanto a lui il piccolo Mummu.
Lo nominò suo messaggero, per presentarlo come dono a Tiamat.
Apsu diede alla sua sposa un dono risplendente: un metallo lucente, Toro immortale, perché solo lei lo possedesse!
Fu allora che i due mischiarono le loro acque, per generare figli divini.
Gli esseri celesti creati erano un maschio e una femmina; furono chiamati Lahmu e Lahamu.
Nel Mondo Inferiore Apsu e Tiamat stabilirono la loro dimora.
Prima che essi fossero cresciuti in età e in statura, nelle acque del Mondo Superiore si formarono Anshar e Kishar.
Per dimensione superavano i loro fratelli.
I due furono creati come coppia celeste.
Un figlio, An, fu il loro erede nei cieli lontani.
Poi fu creata Antu, uguale ad An, per essere sua sposa.
II confine del Mare Superiore divenne la loro dimora.
Così tre coppie celesti, nel Mondo Superiore e nel Mondo Inferiore, furono create nelle profondità.
Furono chiamate per nome, formarono la famiglia di Apsu con Mummu e Tiamat.
A quell’epoca Nibiru non si era ancora vista.
La Terra non esisteva ancora.
Le acque celesti erano mescolate insieme; non erano ancora separate da un Bracciale Martellato.
A quell’epoca, i circuiti non erano ancora completamente formati.
I destini degli dèi non erano ancora decretati.
I fratelli divini si coalizzarono; i loro modi erano erratici.
II loro comportamento nei confronti di Apsu era detestabile.
Tiamat, infastidita, era insieme afflitta e infuriata.
Formò una folla che iniziò a marciare al suo fianco, creò una schiera rabbiosa e ringhiante contro i figli di Apsu.
Creò così undici guerrieri di questo tipo.
Proclamò il suo primogenito, Kingu, loro capo.
Quando gli dèi celesti sentirono questo, si riunirono in consiglio.
Ha elevato Kingu, nelle sue mani ha messo Paltò comando come se fosse An! Così si dissero.
Ha fissato sul suo petto la Tavola dei Destini, per conquistare il suo circuito.
Ha istruito il suo discendente Kingu per andare in battaglia contro gli dèi.
Chi si opporrà a Tiamat? Così gli dèi si chiesero.
Nessuno nei loro circuiti si fece avanti, nessuno avrebbe impugnato Tarma per la battaglia.
A quell’epoca, nel cuore del Profondo un dio era stato creato.
Era nato nella Camera dei Fati, il luogo dei destini.
Era stato creato da un Abile Creatore, era il figlio del suo stesso Sole.
Dal Profondo dove era stato creato, il dio si allontanò in tutta fretta dalla sua famiglia.
Portava via con sé un dono del suo Creatore, il Seme della Vita.
Fece rotta verso il vuoto; era alla ricerca di un nuovo destino.
La prima a vedere l’essere celeste che vagava fu la sempre attenta Antu.
La sua figura era seducente, irradiava fulgore.
La sua andatura era celestiale, la sua rotta era magnifica.
Tra tutti gli dèi era il più alto, il suo circuito superava tutti.
Antu fu la prima a vederlo, il suo seno non aveva mai allattato.
Vieni, sii mio figlio! Così lo chiamò. Che io possa diventare tua madre!
Gettò la sua rete e gli diede il benvenuto, adeguò a questo scopo la sua rotta.
Le sue parole riempirono di orgoglio il cuore del nuovo arrivato; colei che lo avrebbe allattato lo rese altezzoso.
La sua testa raddoppiò di misura, ai suoi lati quattro membra germogliarono.
Mosse le labbra in assenso, un fuoco sacro venne da loro irradiato.
Verso Antu deviò la sua rotta, così da mostrare ben presto la sua faccia ad An.
Quando An lo vide, Figlio mio! Figlio mio! Così gridò estasiato.
Sarai destinato alla guida, una schiera di servitori sarà al tuo fianco!
Che Nibiru sia il tuo nome, per sempre noto come Luogo dell’Attraversamento!
S’inchinò a Nibiru, voltando la sua faccia al passaggio di Nibiru.
Gettò la sua rete, prese quattro servitori per Nibiru.
Voleva che la schiera fosse al suo fianco: il Vento del Sud, il Vento del Nord, il Vento dell’Est e il Vento dell’Ovest.
Con immensa gioia Ari annunciò al suo progenitore Anshar l’arrivo di Nibiru.
A questa notizia Anshar inviò come emissario Gaga, che gli era accanto.
Per comunicare ad An parole di saggezza, per assegnare un incarico a Nibiru.
Incaricò Gaga di esprimere quello che sentiva nel profondo del suo cuore, di parlare così ad An:
Tiamat, che ci ha generati, ora ci detesta.
Ha preparato una schiera armata, è furiosa di rabbia.
Contro gli dèi, i suoi figli, undici guerrieri le marciano al fianco.
Ha proclamato Kingu loro capo, ha fissato il destino al suo petto senza alcun diritto.
Nessun dio fra di noi sa opporsi al suo astio, la sua schiera suscita in tutti noi grande paura.
Che Nibiru diventi il nostro Vendicatore!
Che possa sconfiggere Tiamat, che possa salvare le nostre vite!
Che sia per lui decretato il fato, che possa affrontare il nostro grande nemico!
Gaga partì verso An; s’inchinò davanti a lui, ripetè le parole di Anshar.
An ripetè le parole del progenitore a Nibiru, gli rivelò il messaggio di Gaga.
Nibiru ascoltò le parole con meraviglia; sentì con stupore di quella madre che sarebbe anche capace di divorare i propri figli.
Il suo cuore già lo spronava a schierarsi contro Tiamat.
Aprì la bocca, così parlò ad An e Gaga:
Se davvero dovrò sconfiggere Tiamat per salvare la vostra vita, che sia convocata l’assemblea degli dèi, che sia proclamato supremo il mio destino!
Che tutti gli dèi concordino in consiglio di proclamarmi capo, che si inchinino al mio comando!
Quando Lahmu e Lahamu udirono questo, gridarono con angoscia:
La richiesta era invero molto strana, il suo significato era incomprensibile! Così essi dissero.
Gli dèi che decretano i fati si consultarono.
Tutti furono concordi: che Nibiru fosse il loro Vendicatore, che a lui fosse decretato un fato supremo.
Da questo momento in poi i tuoi ordini saranno inconfutabili! Così gli dissero.
Nessuno fra noi dèi trasgredirà i tuoi confini!
Vai, Nibiru, sii il nostro Vendicatore!
Gli crearono un circuito sontuoso per procedere verso Tiamat.
Impartirono a Nibiru la loro benedizione, consegnarono a Nibiru armi terribili.
Anshar generò tre altri venti di Nibiru: il Vento del Male, il Turbine del Vento, il Vento senza Pari.
Kishar riempì il suo corpo di una fiamma ardente, così da formare una rete per imbrigliare Tiamat.
Così, pronto per la battaglia, Nibiru fece rotta direttamente verso Tiamat.
Si rivolse verso la rabbiosa Tiamat, con le sue stesse labbra pronunciò un incantesimo.
Indossò come vestito di protezione Ciò Che Pulsa e Ciò Che Irradia.
La sua testa fu incoronata da un terribile fulgore.
Alla sua destra posizionò Ciò Che Colpisce, alla sua sinistra mise Ciò Che Respinge.
Mandò avanti come una tempesta i sette venti, la sua schiera di aiutanti.
Verso rinfuriata Tiamat, con clamori di guerra, si stava affrettando.
Gli dèi gli si strinsero intorno, poi lasciarono la sua strada.
Avanzava per esplorare Tiamat e i suoi aiutanti, per scrutare il piano di Kingu, comandante della schiera di Tiamat.
Quando scorse il valoroso Kingu, la sua vista si offuscò; mentre guardava i mostri, il suo corso si sconvolgeva, non riusciva a mantenere la direzione, compiva gesti confusi.
Gli aiutanti di Tiamat le si strinsero intorno, tremanti di terrore.
Le radici di Tiamat si scossero, emise un terribile ruggito.
Su Nibiru operò un incantesimo, lo avviluppò con il suo fascino.
Fra i due si arrivò allo scontro, la battaglia era inevitabile!
Tiamat e Nibiru si trovarono faccia a faccia; avanzavano l’uno contro l’altro.
Si avvicinavano alla battaglia, si preparavano a un duello.
Il Signore distese la sua rete, la gettò per avvilupparla.
Con furia Tiamat gridò, perse i sensi come se fosse posseduta.
Il Vento del Male, che lo seguiva, Nibiru le scatenò contro; Il Vento del Male le scagliò in faccia.
Tiamat aprì la bocca per divorare il Vento del Male, ma non riuscì più a richiudere le labbra.
Il Vento del Male caricò il suo ventre, penetrò nelle sue viscere.
Le sue viscere erano dilaniate, il suo corpo si gonfiò, la sua bocca si spalancò.
Attraverso l’apertura Nibiru scagliò una freccia lucente, un lampo divino.
Penetrò nelle sue viscere le dilaniò il ventre; le si conficcò nel grembo, le spezzò il cuore.
Dopo averla così domata, egli spense il suo soffio vitale.
Nibiru esaminò il corpo senza vita, Tiamat era ora come una carcassa macellata.
Vicino alla padrona senza vita, i suoi undici aiutanti erano tremanti di paura.
Nella rete di Nibiru furono catturati; furono incapaci di fuggire.
Anche Kingu, proclamato da Tiamat capo della schiera, era fra di loro.
Il Signore lo incatenò, lo legò alla padrona senza vita.
Strappò da Kingu le Tavole dei Destini, ingiustamente a lui date.
Vi impresse il suo sigillo, fissò il Destino al suo petto.
Gli altri della schiera di Tiamat legò come prigionieri, li intrappolò nel suo circuito.
Li calpestò sotto i suoi piedi, li fece a pezzi.
Li legò al suo circuito; li fece orbitare indietro.
Nibiru partì poi dal Luogo della Battaglia, si recò ad annunciare la vittoria agli dèi che lo avevano prescelto.
Compì un circuito intorno ad Apsu, viaggiò verso Kishar e Anshar.
Gaga venne a salutarlo, poi fece rotta come messaggero verso gli altri.
Nibiru oltrepassò An ed Antu, si diresse verso la Dimora nel Profondo.
Ripensò poi al fato di Tiamat ormai senza vita e a quello di Kingu.
Il Signore Nibiru allora ritornò a Tiamat, che prima aveva domato.
Le si avvicinò, si soffermò a vedere il suo corpo senza vita.
Nel suo cuore concepì ingegnosamente un piano per dividere il mostro.
Poi, come si fa con un mitilo, la divise in due parti, le separò il petto dalle parti inferiori.
Recise i canali del suo sangue, guardò con stupore le sue vene d’oro.
Calpestando la sua parte posteriore, il Signore le tranciò di netto la parte superiore.
Convocò accanto a sé il Vento del Nord, suo aiutante.
Comandò al Vento di portare via il cranio staccato, di gettarlo nel vuoto.
Allora il Vento di Nibiru si librò su Tiamat, investendola con un fiotto di acque.
Nibiru scoccò un lampo, impartì il segnale al Vento del Nord.
Con un fulgore, la parte superiore di Tiamat venne portata in un luogo sconosciuto.
Anche Kingu, a lei legato, fu con lei esiliato, per essere compagno della parte staccata.
Nibiru riflettè poi sul fato della parte posteriore:
Che fosse un eterno trofeo della battaglia, questo era il suo volere.
Che fosse per sempre ricordato nei cieli, per custodire il Luogo della Battaglia.
Con la sua mazza schiacciò in mille pezzi la parte posteriore, poi li unì per formare il Bracciale Martellato.
Unendoli insieme, li posizionò come guardiani, un Firmamento per dividere le acque dalle acque.
Separò i Mari Superiori sopra il Firmamento dai Mari Inferiori.
Tutto questo Nibiru creò con molto ingegno.
Il Signore attraversò i cieli per scandagliare le regioni.
Misurò le dimensioni dal regno di Apsu alla dimora di Gaga.
Nibiru esaminò poi il limite del Profondo, gettò lo sguardo verso il suo luogo natale.
Si soffermò ed esitò; poi lentamente ritornò al Firmamento, al Luogo della Battaglia.
Nell’attraversare di nuovo la regione di Apsu, ripensò con rimorso alla sposa del Sole che più non c’era.
Guardò la metà ferita di Tiamat, prestò attenzione alla sua Parte Superiore.
Le acque della vita, la sua ricchezza, stillavano ancora dalle ferite.
Le sue vene d’oro riflettevano i raggi di Apsu.
Allora Nibiru si ricordò del Seme della Vita, eredità del suo Creatore.
Quando aveva calpestato Tiamat, quando l’aveva separata, sicuramente le aveva trasmesso il seme!
Si rivolse ad Apsu, così gli parlò:
Con i tuoi caldi raggi, risana le ferite!
Che nuova vita sia data alla parte staccata, che possa essere accolta nella tua famiglia come una figlia!
Che le acque siano tutte raccolte in un luogo, che possa apparire la terraferma!
Che sia chiamata Terraferma, che il suo nome d’ora in poi sia Ki!
Apsu prestò attenzione alle parole di Nibiru:
Che la Terra si unisca alla mia famiglia! Così decretò.
Ki, Terraferma del Mondo Inferiore, che il suo nome d’ora in poi sia Terra!
Che, con la sua rotazione, ci siano notte e giorno; che di giorno io la possa irradiare con i miei raggi risanatori.
Che Kingu sia una creatura della notte, di notte brillerà come compagna della Terra, che per sempre sia la Luna!
Nibiru ascoltò con compiacimento le parole di Apsu.
Attraversò i cieli e ispezionò le regioni.
Agli dèi, che lo avevano reso supremo, concesse stazioni permanenti.
Decise che non dovessero trasgredire i confini dei propri circuiti, né darsi battaglia.
Rafforzò le serrature dei cieli, ai loro lati posizionò dei cancelli.
Scelse per sé una dimora esterna; si estendeva al di là di Gaga.
Supplicò Apsu perchè decretasse che il grande circuito fosse il suo destino.
Dalle loro stazioni tutti gli dèi decretarono: che la sovranità di Nibiru sia senza pari!
Lui è il più radioso degli dèi, che lui sia veramente il Figlio del Sole!
Dalla sua dimora Apsu concesse la sua benedizione: Nibiru deve essere il Luogo dell’Attraversamento del Cielo e della Terra; Luogo dell’Attraversamento sarà chiamato! Sopra o sotto Nibiru gli dèi non dovranno mai attraversare. Una posizione centrale è stata conferita per sempre a Nibiru, per essere così il pastore degli dèi. Il suo circuito sarà uno Shar; questo sarà per sempre il suo Destino!
Tutto ebbe inizio con la fuga di Alalu da Nibiru. Alalu era dotato di grande comprensione, acquisì grandi conoscenze grazie allo studio. Grandi conoscenze dei cieli e dei circuiti erano state accumulate dal suo progenitore Anshargal. Le conoscenze furono notevolmente arricchite da Enshar. Alalu approfondì tutte quelle conoscenze; ne discusse con i saggi, consultò i sapienti e i comandanti. Così fu consolidata la conoscenza del Principio, così Alalu possedeva quella conoscenza. La conferma fu la presenza di oro nel Bracciale Martellato. L’oro nel Bracciale Martellato confermava la presenza dell’oro nella Metà Superiore di Tiamat. Alalu arrivò vittorioso al pianeta dell’oro, il suo carro atterrò con un boato. Scandagliò il luogo con un raggio, per scoprirne i dintorni. Il suo carro discese sul terreno arido, atterrò ai bordi delle estese paludi. Si mise un Elmetto d’Aquila, indossò un vestito di Pesce.
Aprì il portello del carro; con il portello aperto si soffermò a osservare.
Il terreno era di colore scuro, i cieli erano azzurri.
Non vi era alcun suono, non vi era nessuno a dargli il benvenuto.
Era solo su un pianeta sconosciuto, forse per sempre esiliato da Nibiru!
Lui stesso mise piede sul terreno; camminò sul suolo di colore scuro.
In lontananza si stagliavano le colline; nelle vicinanze rigogliosa era la vegetazione.
Davanti a lui si stendevano le paludi, camminò nelle paludi; rabbrividì alla frescura delle acque.
Ritornò sul terreno asciutto: era solo su un pianeta sconosciuto!
Era immerso nei propri pensieri, ripensava con nostalgia alla sua sposa e ai suoi discendenti.
Era dunque per sempre esiliato da Nibiru? Continuava a porsi questo interrogativo.
Presto tornò al carro, per ritemprarsi con il cibo e con il bere.
Poi fu sopraffatto da un sonno profondo, un potente sonno profondo.
Non seppe ricordare quanto tempo dormì; non seppe dire cosa lo risvegliò.
Fuori un’intensa luminosità, una luce forte mai vista a Nibiru.
Allungò un palo dal carro, munito di un Verificatore.
Poteva respirare l’aria del pianeta: ne indicava la compatibilità!
Aprì il portello del carro, con il portello aperto respirò l’aria.
Fece un altro respiro, poi un altro e un altro ancora; l’aria di Ki era davvero compatibile!
Alalu battè le mani, innalzò un inno di gioia.
Senza l’Elmetto d’Aquila, senza il vestito di Pesce, mise piede sul terreno.
La luminosità fuori era accecante; i raggi del Sole erano fulgidi!
Ritornò nel carro, indossò una maschera per proteggere gli occhi.
Prese Tarma che aveva portato, sollevò il versatile Campionatore.
Lui stesso discese sul terreno, camminò sul suolo di colore scuro.
Si avviò verso le paludi; le acque erano di un color verde scuro.
Alcuni ciottoli erano sul bordo della palude; Alalu ne prese uno, lo gettò nelle acque.
Nella palude i suoi occhi colsero un movimento: le acque brulicavano di pesci!
Nella palude calò il Campionatore, per scandagliare le acque buie.
L’acqua non era adatta da bere, Alalu fu molto deluso.
Si allontanò dalle paludi, si avviò in direzione delle colline.
Si fece strada fra la vegetazione; i cespugli cedevano il posto agli alberi.
Il luogo era come un frutteto, gli alberi erano carichi di frutta.
Attirato dal loro dolce profumo, Alalu prese un frutto; lo mise in bocca.
Il profumo era dolce, il gusto era più dolce ancora! Alalu ne fu deliziato.
Alalu camminava lontano dai raggi del Sole, si dirigeva verso le colline.
Fra gli alberi sentì umidità sotto i piedi, segnale di acqua nelle vicinanze.
Si diresse verso l’umidità.
Nel mezzo della foresta c’era uno stagno, uno stagno di acque silenziose.
Nello stagno calò il Campionatore; l’acqua era buona da bere!
Alalu rise; una risata irrefrenabile lo colse.
L’aria era buona, l’acqua si poteva bere; c’era frutta, c’erano i pesci!
Con impazienza Alalu si chinò, mise le mani a coppa, portò l’acqua alla bocca.
L’acqua dava refrigerio, aveva un gusto diverso dall’acqua di Nibiru.
Bevve ancora una volta, poi intimorito balzò da un lato: poteva sentire un suono come un sibilo; un corpo strisciante si muoveva vicino allo stagno. Afferrò l’arma che aveva portato, scoccò un raggio verso il sibilo. Il movimento si fermò, il sibilo terminò. Per comprendere meglio il pericolo, Alalu avanzò. Il corpo strisciante era immobile; la creatura era morta, aveva un aspetto molto strano: il suo lungo corpo era come una corda, il corpo era senza mani o piedi. Nella sua testa minuta vi erano degli occhi feroci, una lunga lingua sporgeva dalla sua bocca. Non aveva mai visto niente di simile a Nibiru, era una creatura di un altro mondo! Era forse il guardiano del frutteto? Così Alalu rifletteva.
Era forse il padrone delle acque? Così si domandava. Raccolse un pò di acqua nella borraccia che aveva con sé; con cautela si avviò al carro. Colse anche i dolci frutti; si diresse verso il carro. La luminosità dei raggi del Sole era molto diminuita; quando raggiunse il carro, era calata ormai l’oscurità. Alalu riflettè sulla brevità del giorno; della sua breve durata era stupito. Dalle paludi una luce fredda si levava all’orizzonte. Una palla di colore bianco stava velocemente alzandosi nei cieli: poteva scorgere Kingu, il compagno della Terra. Quello che era nei racconti del Principio, ora poteva veramente vedere con i suoi occhi. I pianeti e i loro circuiti, il Bracciale Martellato, Ki la Terra, Kingu la sua luna, tutti erano creati, tutti erano chiamati per nome! In cuor suo Alalu sapeva che ancora una verità doveva essere svelata: era necessario scoprire l’oro, lo strumento della salvezza!
Se nei racconti del Principio vi è verità, se le vene d’oro di Tiamat furono bagnate dalle acque, allora l’oro deve trovarsi nelle acque di Ki, la sua metà separata!
Con mani nervose Alalu prelevò il Verificatore dal palo del carro.
Con mani tremanti indossò il vestito da pesce, restò in impaziente attesa della luce del giorno che sorgeva velocemente.
All’alba uscì dal carro, velocemente si avviò verso le paludi.
Guadò nelle acque più profonde, inserì il Verificatore nelle acque.
Osservò con impazienza la sua faccia illuminata, il cuore gli batteva forte in petto.
Il Verificatore indicava il contenuto delle acque, svelando con simboli e numeri quanto scopriva.
Poi il battito del cuore di Alalu si arrestò: vi è oro nelle acque! Così aveva scoperto il Verificatore!
Alalu si avviò malfermo sulle gambe, addentrandosi sempre di più nelle paludi.
Nuovamente inserì il Verificatore nelle acque; nuovamente il Verificatore denunciò la presenza di oro!
Un grido, un grido di trionfo proruppe dalla bocca di Alalu: ora il fato di Nibiru era nelle sue mani!
Ritornò verso il carro, si tolse il vestito di Pesce, occupò il posto di comando.
Ravvivò le Tavole dei Destini che conoscono tutti i circuiti, per trovare la direzione verso Nibiru.
Risvegliò Ciò Che Parla, per irradiare parole verso Nibiru.
Poi irradiò queste parole a Nibiru, così egli parlò:
Le parole del grande Alalu sono dirette ad Anu su Nibiru.
Sono in un altro mondo, ho trovato l’oro della salvezza.
Il fato di Nibiru è nelle mie mani; devi dare ascolto alle mie condizioni!

Io sono tutto

Io fui mandata dal Potere, ed Io sono venuta presso coloro che riflettono su di me, ed Io sono stata trovata tra quelli che mi cercano. Cercatemi, voi che meditate su di me, e voi uditori, ascoltatemi. Voi che mi state aspettando, portatemi a voi. E non allontanatemi dalla vostra vista. E non fate in modo che la vostra voce mi possa odiare, e neppure il vostro ascolto. Non ignoratemi, ovunque ed in ogni tempo. State in guardia! Non ignoratemi. Perché Io sono la prima e l’ultima. Io sono l’onorata e la disprezzata. Io sono la prostituta e la santa. Io sono la sposa e la vergine. Io sono la madre e la figlia. Io sono le membra di mia madre. Io sono la sterile E molti sono i miei figli. Io sono colei il cui matrimonio è grande, eppure Io non ho marito. Io sono la levatrice e colei che non partorisce. Io sono il conforto dei miei dolori del parto. Io sono la sposa e lo sposo, ed è mio marito che mi generò. Io sono la madre di mio padre E la sorella di mio marito Ed egli è la mia progenie. Io sono la schiava di lui, il quale mi istruì. Io sono il sovrano della mia progenie. Ma egli è colui il quale mi generò prima del tempo, nel giorno della nascita. Ed egli è la mia progenie, a suo tempo, ed il mio potere proviene da lui. Io sono l’appoggio del suo potere nella sua giovinezza, ed egli il sostegno della mia vecchiaia. E qualsiasi cosa egli voglia, mi succede. Io sono il silenzio che è incomprensibile, e l’idea il cui ricordo è costante. Io sono la voce il cui suono è multiforme e la parola la cui apparizione è molteplice. Io sono la pronuncia del mio nome. Perché, voi che mi odiate, mi amate, ed odiate quelli che mi amano? Voi che mi rinnegate, mi riconoscete, e voi che mi riconoscete, mi rifiutate. Voi che dite la verità su di me, mentite su di me, e voi che avete mentito su di me, dite la verità. Voi che mi conoscete, ignoratemi, e quelli che non mi hanno conosciuta, lasciate che mi conoscano. Perché Io sono il sapere e l’ignoranza. Io sono la vergogna e l’impudenza. Io sono la svergognata; Io sono colei che si vergogna. Io sono la forza e la paura. Io sono la guerra e la pace. Prestatemi attenzione. Io sono la disonorata e la grande. Prestate attenzione alla mia povertà e alla mia ricchezza. Non siate arroganti con me quando Io sono gettata fuori sulla terra, e voi mi troverete in quelli che stanno per giungere. E non cercatemi nel mucchio di letame Non andate lasciandomi esiliata fuori, e voi mi troverete nei regni. E non cercatemi quando sono gettata fuori tra coloro che Sono disgraziati e nei luoghi più miseri, Non ridete di me. E non lasciatemi fuori tra quelli che sono uccisi nella violenza. Ma Io, Io sono compassionevole ed Io sono crudele. State in guardia! Non odiate la mia obbedienza E non amate il mio auto – controllo. Nella mia debolezza, non abbandonatemi, e non siate spaventati del mio potere. Perché voi disprezzate la mia paura E maledite la mia gloria? Ma Io sono colei che esiste in tutti i timori E la forza nel tremare. Io sono quella che è debole, ed Io sto bene in un luogo piacevole. Io sono la dissennata ed Io sono la saggia. Perché mi avete odiata nelle vostre assemblee? Perché Io dovrò essere silenziosa tra quelli che sono silenziosi, ed Io dovrò apparire e parlare, Perché quindi mi avete odiata, voi Greci? Perché Io sono una barbara tra i barbari? Perché Io sono la saggezza dei Greci Ed il sapere dei Barbari. Io sono il giudizio dei Greci e dei barbari. Io sono quella la cui immagine è grande in Egitto e quella che non ha immagine tra i barbari. Io sono quella che è stata odiata ovunque e quella che è stata amata in ogni luogo. Io sono quella che essi chiamano Vita, e che voi avete chiamato Morte. Io sono quella che essi chiamano Legge, e voi avete chiamato Illegalità. Io sono quella che voi avete inseguito, ed Io sono colei che avete afferrato. Io sono quella che avete dispersa, eppure mi avete raccolta insieme. Io sono quella di cui prima vi siete vergognati, e voi siete stati svergognati verso di me. Io sono colei che non riceve festeggiamenti, ed Io sono quella le cui celebrazioni sono molte. Io , Io sono senza Dio, ed Io sono quella il cui Dio è grande. Io sono quella sui cui avete meditato, eppure voi mi avete disprezzata. Io sono incolta, ed essi imparano da me. Io sono quella che voi avete disprezzata, eppure riflettete su di me. Io sono quella dalla quale vi siete nascosti, eppure voi apparite a me. Ma se mai vi nascondeste, Io stessa apparirò. Perché se mai voi appariste, Io stessa mi nasconderò da voi. Quelli che hanno(…) ad esso (…) insensibilmente. Prendetemi ( …conoscenza )dal dolore Ed accoglietemi Da ciò che è conoscenza e dolore. Ed accoglietemi dai luoghi che sono brutti e in rovina, e sottratti da quelli che sono buoni anche se in bruttezza. Fuori dalla vergogna, portatemi a voi sfacciatamente, e fuori dalla sfrontatezza e dalla vergogna, riprendete le mie membra in voi. E venite a promuovermi, voi che mi conoscete E voi che conoscete le mie membra, e stabilite la Grande tra le prime piccole creature. Venite ad appoggiarmi presso l’infanzia, e non disprezzatela perché è piccola e piccina. E non distaccate le grandezze in diverse parti dalle piccolezze, perché le piccolezze sono conosciute dalle grandezze. Perché mi maledite e mi venerate? Voi avete recato offesa e voi avete avuto misericordia. Non separatemi dai primi che avete conosciuto. E non allontanate, né scacciate alcuno […] scacciare voi e […conoscer] lo per niente. […]. Ciò che è mio […]. Conosco quelli che vennero per primi e quelli dopo di loro conoscono me. Ma Io sono la Mente [Perfetta] ed il riposo di […]. Io sono la conoscenza della mia domanda, E la scoperta di quelli che aspirano a me, e il comando di quelli che di me domandano, e il potere dei poteri nella mia scienza degli angeli, che sono stati mandati al mio ordine, e degli dei nelle loro ere dal mio consiglio, e degli spiriti di ogni uomo che esiste con me, e delle donne che dimorano dentro di me. Io sono quella che è venerata, e che è pregata, e che è disprezzata sdegnosamente. Io sono la pace, e la guerra è venuta per causa mia. E Io sono uno straniero e un compatriota. Io sono la sostanza e quello che non ha sostanza. Quelli che sono senza unione con me sono ignari di me, e quelli che sono nella mia sostanza sono quelli che conoscono me. Quelli che sono vicini a me sono stati ignari di me, e quelli che sono distanti da me sono quelli che mi hanno conosciuto. Nel giorno in cui Io sono vicino a te, tu sei distante da me, e nel giorno in cui Io sono distante da te, Io sono vicino a te. [Io sono …] dentro. [Io sono …] delle nature. Io sono […] della creazione degli spiriti. […] preghiera delle anime. Io sono il controllo e l’incontrollabile. Io sono l’unione e la dissoluzione. Io sono ciò che è perenne ed Io sono la dissoluzione della materia. Io sono quella sotto, ed essi vengono sopra di me. Io sono il giudizio e l’assoluzione. Io, Io sono senza peccato, e la radice del peccato deriva da me. Io bramo avidamente l’apparenza esteriore, e il proprio controllo interiore esiste dentro di me. Io sono l’ascolto accessibile a tutti E il discorso che non può essere capito. Io sono un muto che proprio non parla, e grande è la moltitudine delle mie parole. Ascoltatemi in grazia, e imparate di me con approssimazione. Io sono colei che urla, e Io sono rigettata sopra la faccia della terra. Io preparo il pane e la mia mente dentro. Io sono la conoscenza del mio nome. Io sono quella che grida, ed Io ascolto. Io appaio e [… ] cammino in [… ] sigillo del mio [… ]. Io sono [… ] la difesa [… ]. Io sono quella che è chiamata Verità e ingiustizia [… ]. Voi mi onorate [… ] e voi mormorate contro di me. Voi che siete conquistati, giudicate loro (chi conquista voi) prima che essi esprimano sentenza contro di voi, perché il giudizio e la parzialità risiedono in voi. Se voi siete condannati da questo, chi vi affrancherà? Oppure, se voi sarete liberati da questo, chi sarà in grado di tenervi in custodia? Perché ciò che è dentro di voi è quello che a voi è fuori, e quello che vi avvolge all’esterno è quello che dà la forma all’interno di voi. E quello che voi vedete fuori di voi, voi lo vedete dentro di voi; esso è evidente ed è il vostro vestito. Ascoltatemi, voi che mi udite, e imparate le mie parole, voi che mi conoscete. Io sono la conoscenza che è accessibile a chiunque: Io sono il discorso che non può essere compreso. Io sono il nome del suono e il suono del nome. Io sono il segno della lettera e la destinazione della separazione Ed Io […]. (3 linee mancanti) […] luce […]. […] ascoltatori […] a voi […] il grande potere. E […] non rimuoverà il nome. […] all’entità che mi ha creato. E Io dirò il suo nome. Fate attenzione allora alle sue parole e a tutte le scritture che sono state composte. Prestate attenzione allora, voi che ascoltate ed anche voi, gli angeli e quelli che sono stati inviati, e voi spiriti che vi siete levati dai morti. Perché Io sono quella che da sola esiste, ed Io non ho alcuno che mi giudicherà. Perché sono molti i gradevoli aspetti che esistono in numerosi peccati e smoderatezze e passioni scandalose e piaceri momentanei che (gli uomini) assaporano finché non diventano equilibrati e salgono al loro luogo di riposo. E loro mi troveranno lì ed essi vivranno ed essi non moriranno di nuovo. Io fui mandata dal Potere, ed Io sono venuta presso coloro che riflettono su di me, ed Io sono stata trovata tra quelli che mi cercano. Cercatemi, voi che meditate su di me, e voi uditori, ascoltatemi. Voi che mi state aspettando, portatemi a voi. E non allontanatemi dalla vostra vista. E non fate in modo che la vostra voce mi possa odiare, e neppure il vostro ascolto. Non ignoratemi, ovunque ed in ogni tempo. State in guardia! Non ignoratemi. Perché Io sono la prima e l’ultima. Io sono l’onorata e la disprezzata. Io sono la prostituta e la santa. Io sono la sposa e la vergine. Io sono la madre e la figlia. Io sono le membra di mia madre. Io sono la sterile E molti sono i miei figli. Io sono colei il cui matrimonio è grande, eppure Io non ho marito. Io sono la levatrice e colei che non partorisce. Io sono il conforto dei miei dolori del parto. Io sono la sposa e lo sposo, ed è mio marito che mi generò. Io sono la madre di mio padre E la sorella di mio marito Ed egli è la mia progenie. Io sono la schiava di lui, il quale mi istruì. Io sono il sovrano della mia progenie. Ma egli è colui il quale mi generò prima del tempo, nel giorno della nascita. Ed egli è la mia progenie, a suo tempo, ed il mio potere proviene da lui. Io sono l’appoggio del suo potere nella sua giovinezza, ed egli il sostegno della mia vecchiaia. E qualsiasi cosa egli voglia, mi succede. Io sono il silenzio che è incomprensibile, e l’idea il cui ricordo è costante. Io sono la voce il cui suono è multiforme e la parola la cui apparizione è molteplice. Io sono la pronuncia del mio nome. Perché, voi che mi odiate, mi amate, ed odiate quelli che mi amano? Voi che mi rinnegate, mi riconoscete, e voi che mi riconoscete, mi rifiutate. Voi che dite la verità su di me, mentite su di me, e voi che avete mentito su di me, dite la verità. Voi che mi conoscete, ignoratemi, e quelli che non mi hanno conosciuta, lasciate che mi conoscano. Perché Io sono il sapere e l’ignoranza. Io sono la vergogna e l’impudenza. Io sono la svergognata; Io sono colei che si vergogna. Io sono la forza e la paura. Io sono la guerra e la pace. Prestatemi attenzione. Io sono la disonorata e la grande. Prestate attenzione alla mia povertà e alla mia ricchezza. Non siate arroganti con me quando Io sono gettata fuori sulla terra, e voi mi troverete in quelli che stanno per giungere. E non cercatemi nel mucchio di letame Non andate lasciandomi esiliata fuori, e voi mi troverete nei regni. E non cercatemi quando sono gettata fuori tra coloro che Sono disgraziati e nei luoghi più miseri, Non ridete di me. E non lasciatemi fuori tra quelli che sono uccisi nella violenza. Ma Io, Io sono compassionevole ed Io sono crudele. State in guardia! Non odiate la mia obbedienza E non amate il mio auto – controllo. Nella mia debolezza, non abbandonatemi, e non siate spaventati del mio potere. Perché voi disprezzate la mia paura E maledite la mia gloria? Ma Io sono colei che esiste in tutti i timori E la forza nel tremare. Io sono quella che è debole, ed Io sto bene in un luogo piacevole. Io sono la dissennata ed Io sono la saggia. Perché mi avete odiata nelle vostre assemblee? Perché Io dovrò essere silenziosa tra quelli che sono silenziosi, ed Io dovrò apparire e parlare, Perché quindi mi avete odiata, voi Greci? Perché Io sono una barbara tra i barbari? Perché Io sono la saggezza dei Greci Ed il sapere dei Barbari. Io sono il giudizio dei Greci e dei barbari. Io sono quella la cui immagine è grande in Egitto e quella che non ha immagine tra i barbari. Io sono quella che è stata odiata ovunque e quella che è stata amata in ogni luogo. Io sono quella che essi chiamano Vita, e che voi avete chiamato Morte. Io sono quella che essi chiamano Legge, e voi avete chiamato Illegalità. Io sono quella che voi avete inseguito, ed Io sono colei che avete afferrato. Io sono quella che avete dispersa, eppure mi avete raccolta insieme. Io sono quella di cui prima vi siete vergognati, e voi siete stati svergognati verso di me. Io sono colei che non riceve festeggiamenti, ed Io sono quella le cui celebrazioni sono molte. Io , Io sono senza Dio, ed Io sono quella il cui Dio è grande. Io sono quella sui cui avete meditato, eppure voi mi avete disprezzata. Io sono incolta, ed essi imparano da me. Io sono quella che voi avete disprezzata, eppure riflettete su di me. Io sono quella dalla quale vi siete nascosti, eppure voi apparite a me. Ma se mai vi nascondeste, Io stessa apparirò. Perché se mai voi appariste, Io stessa mi nasconderò da voi. Quelli che hanno(…) ad esso (…) insensibilmente. Prendetemi ( …conoscenza )dal dolore Ed accoglietemi Da ciò che è conoscenza e dolore. Ed accoglietemi dai luoghi che sono brutti e in rovina, e sottratti da quelli che sono buoni anche se in bruttezza. Fuori dalla vergogna, portatemi a voi sfacciatamente, e fuori dalla sfrontatezza e dalla vergogna, riprendete le mie membra in voi. E venite a promuovermi, voi che mi conoscete E voi che conoscete le mie membra, e stabilite la Grande tra le prime piccole creature. Venite ad appoggiarmi presso l’infanzia, e non disprezzatela perché è piccola e piccina. E non distaccate le grandezze in diverse parti dalle piccolezze, perché le piccolezze sono conosciute dalle grandezze. Perché mi maledite e mi venerate? Voi avete recato offesa e voi avete avuto misericordia. Non separatemi dai primi che avete conosciuto. E non allontanate, né scacciate alcuno […] scacciare voi e […conoscer] lo per niente. […]. Ciò che è mio […]. Conosco quelli che vennero per primi e quelli dopo di loro conoscono me. Ma Io sono la Mente [Perfetta] ed il riposo di […]. Io sono la conoscenza della mia domanda, E la scoperta di quelli che aspirano a me, e il comando di quelli che di me domandano, e il potere dei poteri nella mia scienza degli angeli, che sono stati mandati al mio ordine, e degli dei nelle loro ere dal mio consiglio, e degli spiriti di ogni uomo che esiste con me, e delle donne che dimorano dentro di me. Io sono quella che è venerata, e che è pregata, e che è disprezzata sdegnosamente. Io sono la pace, e la guerra è venuta per causa mia. E Io sono uno straniero e un compatriota. Io sono la sostanza e quello che non ha sostanza. Quelli che sono senza unione con me sono ignari di me, e quelli che sono nella mia sostanza sono quelli che conoscono me. Quelli che sono vicini a me sono stati ignari di me, e quelli che sono distanti da me sono quelli che mi hanno conosciuto. Nel giorno in cui Io sono vicino a te, tu sei distante da me, e nel giorno in cui Io sono distante da te, Io sono vicino a te. [Io sono …] dentro. [Io sono …] delle nature. Io sono […] della creazione degli spiriti. […] preghiera delle anime. Io sono il controllo e l’incontrollabile. Io sono l’unione e la dissoluzione. Io sono ciò che è perenne ed Io sono la dissoluzione della materia. Io sono quella sotto, ed essi vengono sopra di me. Io sono il giudizio e l’assoluzione. Io, Io sono senza peccato, e la radice del peccato deriva da me. Io bramo avidamente l’apparenza esteriore, e il proprio controllo interiore esiste dentro di me. Io sono l’ascolto accessibile a tutti E il discorso che non può essere capito. Io sono un muto che proprio non parla, e grande è la moltitudine delle mie parole. Ascoltatemi in grazia, e imparate di me con approssimazione. Io sono colei che urla, e Io sono rigettata sopra la faccia della terra. Io preparo il pane e la mia mente dentro. Io sono la conoscenza del mio nome. Io sono quella che grida, ed Io ascolto. Io appaio e [… ] cammino in [… ] sigillo del mio [… ]. Io sono [… ] la difesa [… ]. Io sono quella che è chiamata Verità e ingiustizia [… ]. Voi mi onorate [… ] e voi mormorate contro di me. Voi che siete conquistati, giudicate loro (chi conquista voi) prima che essi esprimano sentenza contro di voi, perché il giudizio e la parzialità risiedono in voi. Se voi siete condannati da questo, chi vi affrancherà? Oppure, se voi sarete liberati da questo, chi sarà in grado di tenervi in custodia? Perché ciò che è dentro di voi è quello che a voi è fuori, e quello che vi avvolge all’esterno è quello che dà la forma all’interno di voi. E quello che voi vedete fuori di voi, voi lo vedete dentro di voi; esso è evidente ed è il vostro vestito. Ascoltatemi, voi che mi udite, e imparate le mie parole, voi che mi conoscete. Io sono la conoscenza che è accessibile a chiunque: Io sono il discorso che non può essere compreso. Io sono il nome del suono e il suono del nome. Io sono il segno della lettera e la destinazione della separazione Ed Io […]. (3 linee mancanti) […] luce […]. […] ascoltatori […] a voi […] il grande potere. E […] non rimuoverà il nome. […] all’entità che mi ha creato. E Io dirò il suo nome. Fate attenzione allora alle sue parole e a tutte le scritture che sono state composte. Prestate attenzione allora, voi che ascoltate ed anche voi, gli angeli e quelli che sono stati inviati, e voi spiriti che vi siete levati dai morti. Perché Io sono quella che da sola esiste, ed Io non ho alcuno che mi giudicherà. Perché sono molti i gradevoli aspetti che esistono in numerosi peccati e smoderatezze e passioni scandalose e piaceri momentanei che (gli uomini) assaporano finché non diventano equilibrati e salgono al loro luogo di riposo. E loro mi troveranno lì ed essi vivranno ed essi non moriranno di nuovo.

Io fui mandata dal Potere, ed Io sono venuta presso coloro che riflettono su di me, ed Io sono stata trovata tra quelli che mi cercano. Cercatemi, voi che meditate su di me, e voi uditori, ascoltatemi. Voi che mi state aspettando, portatemi a voi. E non allontanatemi dalla vostra vista. E non fate in modo che la vostra voce mi possa odiare, e neppure il vostro ascolto. Non ignoratemi, ovunque ed in ogni tempo. State in guardia! Non ignoratemi. Perché Io sono la prima e l’ultima. Io sono l’onorata e la disprezzata. Io sono la prostituta e la santa. Io sono la sposa e la vergine. Io sono la madre e la figlia. Io sono le membra di mia madre. Io sono la sterile E molti sono i miei figli. Io sono colei il cui matrimonio è grande, eppure Io non ho marito. Io sono la levatrice e colei che non partorisce. Io sono il conforto dei miei dolori del parto. Io sono la sposa e lo sposo, ed è mio marito che mi generò. Io sono la madre di mio padre E la sorella di mio marito Ed egli è la mia progenie. Io sono la schiava di lui, il quale mi istruì. Io sono il sovrano della mia progenie. Ma egli è colui il quale mi generò prima del tempo, nel giorno della nascita. Ed egli è la mia progenie, a suo tempo, ed il mio potere proviene da lui. Io sono l’appoggio del suo potere nella sua giovinezza, ed egli il sostegno della mia vecchiaia. E qualsiasi cosa egli voglia, mi succede. Io sono il silenzio che è incomprensibile, e l’idea il cui ricordo è costante. Io sono la voce il cui suono è multiforme e la parola la cui apparizione è molteplice. Io sono la pronuncia del mio nome. Perché, voi che mi odiate, mi amate, ed odiate quelli che mi amano? Voi che mi rinnegate, mi riconoscete, e voi che mi riconoscete, mi rifiutate. Voi che dite la verità su di me, mentite su di me, e voi che avete mentito su di me, dite la verità. Voi che mi conoscete, ignoratemi, e quelli che non mi hanno conosciuta, lasciate che mi conoscano. Perché Io sono il sapere e l’ignoranza. Io sono la vergogna e l’impudenza. Io sono la svergognata; Io sono colei che si vergogna. Io sono la forza e la paura. Io sono la guerra e la pace. Prestatemi attenzione. Io sono la disonorata e la grande. Prestate attenzione alla mia povertà e alla mia ricchezza. Non siate arroganti con me quando Io sono gettata fuori sulla terra, e voi mi troverete in quelli che stanno per giungere. E non cercatemi nel mucchio di letame Non andate lasciandomi esiliata fuori, e voi mi troverete nei regni. E non cercatemi quando sono gettata fuori tra coloro che Sono disgraziati e nei luoghi più miseri, Non ridete di me. E non lasciatemi fuori tra quelli che sono uccisi nella violenza. Ma Io, Io sono compassionevole ed Io sono crudele. State in guardia! Non odiate la mia obbedienza E non amate il mio auto – controllo. Nella mia debolezza, non abbandonatemi, e non siate spaventati del mio potere. Perché voi disprezzate la mia paura E maledite la mia gloria? Ma Io sono colei che esiste in tutti i timori E la forza nel tremare. Io sono quella che è debole, ed Io sto bene in un luogo piacevole. Io sono la dissennata ed Io sono la saggia. Perché mi avete odiata nelle vostre assemblee? Perché Io dovrò essere silenziosa tra quelli che sono silenziosi, ed Io dovrò apparire e parlare, Perché quindi mi avete odiata, voi Greci? Perché Io sono una barbara tra i barbari? Perché Io sono la saggezza dei Greci Ed il sapere dei Barbari. Io sono il giudizio dei Greci e dei barbari. Io sono quella la cui immagine è grande in Egitto e quella che non ha immagine tra i barbari. Io sono quella che è stata odiata ovunque e quella che è stata amata in ogni luogo. Io sono quella che essi chiamano Vita, e che voi avete chiamato Morte. Io sono quella che essi chiamano Legge, e voi avete chiamato Illegalità. Io sono quella che voi avete inseguito, ed Io sono colei che avete afferrato. Io sono quella che avete dispersa, eppure mi avete raccolta insieme. Io sono quella di cui prima vi siete vergognati, e voi siete stati svergognati verso di me. Io sono colei che non riceve festeggiamenti, ed Io sono quella le cui celebrazioni sono molte. Io , Io sono senza Dio, ed Io sono quella il cui Dio è grande. Io sono quella sui cui avete meditato, eppure voi mi avete disprezzata. Io sono incolta, ed essi imparano da me. Io sono quella che voi avete disprezzata, eppure riflettete su di me. Io sono quella dalla quale vi siete nascosti, eppure voi apparite a me. Ma se mai vi nascondeste, Io stessa apparirò. Perché se mai voi appariste, Io stessa mi nasconderò da voi. Quelli che hanno(…) ad esso (…) insensibilmente. Prendetemi ( …conoscenza )dal dolore Ed accoglietemi Da ciò che è conoscenza e dolore. Ed accoglietemi dai luoghi che sono brutti e in rovina, e sottratti da quelli che sono buoni anche se in bruttezza. Fuori dalla vergogna, portatemi a voi sfacciatamente, e fuori dalla sfrontatezza e dalla vergogna, riprendete le mie membra in voi. E venite a promuovermi, voi che mi conoscete E voi che conoscete le mie membra, e stabilite la Grande tra le prime piccole creature. Venite ad appoggiarmi presso l’infanzia, e non disprezzatela perché è piccola e piccina. E non distaccate le grandezze in diverse parti dalle piccolezze, perché le piccolezze sono conosciute dalle grandezze. Perché mi maledite e mi venerate? Voi avete recato offesa e voi avete avuto misericordia. Non separatemi dai primi che avete conosciuto. E non allontanate, né scacciate alcuno […] scacciare voi e […conoscer] lo per niente. […]. Ciò che è mio […]. Conosco quelli che vennero per primi e quelli dopo di loro conoscono me. Ma Io sono la Mente [Perfetta] ed il riposo di […]. Io sono la conoscenza della mia domanda, E la scoperta di quelli che aspirano a me, e il comando di quelli che di me domandano, e il potere dei poteri nella mia scienza degli angeli, che sono stati mandati al mio ordine, e degli dei nelle loro ere dal mio consiglio, e degli spiriti di ogni uomo che esiste con me, e delle donne che dimorano dentro di me. Io sono quella che è venerata, e che è pregata, e che è disprezzata sdegnosamente. Io sono la pace, e la guerra è venuta per causa mia. E Io sono uno straniero e un compatriota. Io sono la sostanza e quello che non ha sostanza. Quelli che sono senza unione con me sono ignari di me, e quelli che sono nella mia sostanza sono quelli che conoscono me. Quelli che sono vicini a me sono stati ignari di me, e quelli che sono distanti da me sono quelli che mi hanno conosciuto. Nel giorno in cui Io sono vicino a te, tu sei distante da me, e nel giorno in cui Io sono distante da te, Io sono vicino a te. [Io sono …] dentro. [Io sono …] delle nature. Io sono […] della creazione degli spiriti. […] preghiera delle anime. Io sono il controllo e l’incontrollabile. Io sono l’unione e la dissoluzione. Io sono ciò che è perenne ed Io sono la dissoluzione della materia. Io sono quella sotto, ed essi vengono sopra di me. Io sono il giudizio e l’assoluzione. Io, Io sono senza peccato, e la radice del peccato deriva da me. Io bramo avidamente l’apparenza esteriore, e il proprio controllo interiore esiste dentro di me. Io sono l’ascolto accessibile a tutti E il discorso che non può essere capito. Io sono un muto che proprio non parla, e grande è la moltitudine delle mie parole. Ascoltatemi in grazia, e imparate di me con approssimazione. Io sono colei che urla, e Io sono rigettata sopra la faccia della terra. Io preparo il pane e la mia mente dentro. Io sono la conoscenza del mio nome. Io sono quella che grida, ed Io ascolto. Io appaio e [… ] cammino in [… ] sigillo del mio [… ]. Io sono [… ] la difesa [… ]. Io sono quella che è chiamata Verità e ingiustizia [… ]. Voi mi onorate [… ] e voi mormorate contro di me. Voi che siete conquistati, giudicate loro (chi conquista voi) prima che essi esprimano sentenza contro di voi, perché il giudizio e la parzialità risiedono in voi. Se voi siete condannati da questo, chi vi affrancherà? Oppure, se voi sarete liberati da questo, chi sarà in grado di tenervi in custodia? Perché ciò che è dentro di voi è quello che a voi è fuori, e quello che vi avvolge all’esterno è quello che dà la forma all’interno di voi. E quello che voi vedete fuori di voi, voi lo vedete dentro di voi; esso è evidente ed è il vostro vestito. Ascoltatemi, voi che mi udite, e imparate le mie parole, voi che mi conoscete. Io sono la conoscenza che è accessibile a chiunque: Io sono il discorso che non può essere compreso. Io sono il nome del suono e il suono del nome. Io sono il segno della lettera e la destinazione della separazione Ed Io […]. (3 linee mancanti) […] luce […]. […] ascoltatori […] a voi […] il grande potere. E […] non rimuoverà il nome. […] all’entità che mi ha creato. E Io dirò il suo nome. Fate attenzione allora alle sue parole e a tutte le scritture che sono state composte. Prestate attenzione allora, voi che ascoltate ed anche voi, gli angeli e quelli che sono stati inviati, e voi spiriti che vi siete levati dai morti. Perché Io sono quella che da sola esiste, ed Io non ho alcuno che mi giudicherà. Perché sono molti i gradevoli aspetti che esistono in numerosi peccati e smoderatezze e passioni scandalose e piaceri momentanei che (gli uomini) assaporano finché non diventano equilibrati e salgono al loro luogo di riposo. E loro mi troveranno lì ed essi vivranno ed essi non moriranno di nuovo.
Io fui mandata dal Potere,

ed Io sono venuta presso coloro che riflettono
su di me,
ed Io sono stata trovata tra quelli
che mi cercano.
Cercatemi, voi che meditate su di me,
e voi uditori, ascoltatemi.
Voi che mi state aspettando,
portatemi a voi.
E non allontanatemi dalla vostra vista.
E non fate in modo che la vostra voce mi possa odiare, e neppure il vostro ascolto. Non ignoratemi, ovunque ed in ogni tempo. State in guardia!
Non ignoratemi.

Perché Io sono la prima e l’ultima.
Io sono l’onorata e la disprezzata.
Io sono la prostituta e la santa.
Io sono la sposa e la vergine.
Io sono la madre e la figlia.
Io sono le membra di mia madre.
Io sono la sterile
E molti sono i miei figli.
Io sono colei il cui matrimonio è grande,
eppure Io non ho marito.
Io sono la levatrice e colei che non partorisce.
Io sono il conforto dei miei dolori del parto.
Io sono la sposa e lo sposo,
ed è mio marito che mi generò.
Io sono la madre di mio padre
E la sorella di mio marito
Ed egli è la mia progenie.
Io sono la schiava di lui, il quale mi istruì.
Io sono il sovrano della mia progenie.
Ma egli è colui il quale mi generò prima del tempo, nel giorno della nascita.
Ed egli è la mia progenie, a suo tempo,
ed il mio potere proviene da lui.
Io sono l’appoggio del suo potere nella sua giovinezza, ed egli il sostegno della mia vecchiaia.
E qualsiasi cosa egli voglia, mi succede.
Io sono il silenzio che è incomprensibile,
e l’idea il cui ricordo
è costante.
Io sono la voce il cui suono è multiforme
e la parola la cui apparizione
è molteplice.
Io sono la pronuncia del mio nome.

Perché, voi che mi odiate, mi amate,
ed odiate quelli che mi amano?
Voi che mi rinnegate, mi riconoscete,
e voi che mi riconoscete, mi rifiutate.
Voi che dite la verità su di me, mentite su di me,
e voi che avete mentito su di me,
dite la verità.
Voi che mi conoscete, ignoratemi,
e quelli che non mi hanno conosciuta,
lasciate che mi conoscano.

Perché Io sono il sapere e l’ignoranza.
Io sono la vergogna e l’impudenza.
Io sono la svergognata; Io sono colei che si vergogna.
Io sono la forza e la paura.
Io sono la guerra e la pace.
Prestatemi attenzione.
Io sono la disonorata e la grande.

Prestate attenzione alla mia povertà e alla mia ricchezza. Non siate arroganti con me quando Io sono gettata fuori sulla terra,
e voi mi troverete in quelli che stanno per
giungere.
E non cercatemi nel mucchio di letame
Non andate lasciandomi esiliata fuori,
e voi mi troverete nei regni.
E non cercatemi quando sono gettata fuori tra
coloro che
Sono disgraziati e nei luoghi più miseri,
Non ridete di me.
E non lasciatemi fuori tra quelli che sono uccisi nella violenza.
Ma Io, Io sono compassionevole ed Io sono crudele.

State in guardia!
Non odiate la mia obbedienza
E non amate il mio auto – controllo.
Nella mia debolezza, non abbandonatemi,
e non siate spaventati del mio potere.
Perché voi disprezzate la mia paura
E maledite la mia gloria?
Ma Io sono colei che esiste in tutti i timori
E la forza nel tremare.
Io sono quella che è debole,
ed Io sto bene in un luogo piacevole.
Io sono la dissennata ed Io sono la saggia.

Perché mi avete odiata nelle vostre assemblee? Perché Io dovrò essere silenziosa tra quelli che sono silenziosi, ed Io dovrò apparire e parlare,
Perché quindi mi avete odiata, voi Greci?
Perché Io sono una barbara tra i
barbari?
Perché Io sono la saggezza dei Greci
Ed il sapere dei Barbari.
Io sono il giudizio dei Greci e dei barbari.
Io sono quella la cui immagine è grande in Egitto
e quella che non ha immagine
tra i barbari.
Io sono quella che è stata odiata ovunque
e quella che è stata amata in ogni luogo.
Io sono quella che essi chiamano Vita,
e che voi avete chiamato Morte.
Io sono quella che essi chiamano Legge,
e voi avete chiamato Illegalità.
Io sono quella che voi avete inseguito,
ed Io sono colei che avete
afferrato.
Io sono quella che avete dispersa,
eppure mi avete raccolta insieme.
Io sono quella di cui prima vi siete vergognati,
e voi siete stati svergognati verso di me.
Io sono colei che non riceve festeggiamenti,
ed Io sono quella le cui celebrazioni sono molte.
Io , Io sono senza Dio,
ed Io sono quella il cui Dio è grande.
Io sono quella sui cui avete meditato,
eppure voi mi avete disprezzata.
Io sono incolta,
ed essi imparano da me.
Io sono quella che voi avete disprezzata,
eppure riflettete su di me.
Io sono quella dalla quale vi siete nascosti,
eppure voi apparite a me.
Ma se mai vi nascondeste,
Io stessa apparirò.
Perché se mai voi appariste,
Io stessa mi nasconderò da voi.
Quelli che hanno(…) ad esso (…) insensibilmente.

Prendetemi ( …conoscenza )dal dolore
Ed accoglietemi
Da ciò che è conoscenza e dolore.
Ed accoglietemi dai luoghi che sono brutti e in rovina,
e sottratti da quelli che sono buoni
anche se in bruttezza.
Fuori dalla vergogna, portatemi a voi sfacciatamente,
e fuori dalla sfrontatezza e dalla vergogna,
riprendete le mie membra in voi.
E venite a promuovermi, voi che mi conoscete
E voi che conoscete le mie membra,
e stabilite la Grande tra
le prime piccole creature.
Venite ad appoggiarmi presso l’infanzia,
e non disprezzatela perché è piccola
e piccina.
E non distaccate le grandezze in diverse parti dalle piccolezze,
perché le piccolezze sono conosciute dalle
grandezze.

Perché mi maledite e mi venerate?
Voi avete recato offesa e voi avete avuto misericordia. Non separatemi dai primi che avete
conosciuto.
E non allontanate, né scacciate alcuno
[…] scacciare voi e […conoscer] lo per niente.
[…].
Ciò che è mio […].
Conosco quelli che vennero per primi e quelli dopo di loro conoscono me.

Ma Io sono la Mente [Perfetta] ed il riposo di […]. Io sono la conoscenza della mia domanda, E la scoperta di quelli che aspirano a me,
e il comando di quelli che di me domandano,
e il potere dei poteri nella mia scienza
degli angeli, che sono stati mandati al mio ordine,
e degli dei nelle loro ere dal mio consiglio,
e degli spiriti di ogni uomo che esiste con me,
e delle donne che dimorano dentro di me.
Io sono quella che è venerata, e che è pregata,
e che è disprezzata sdegnosamente.
Io sono la pace,
e la guerra è venuta per causa mia.
E Io sono uno straniero e un compatriota.
Io sono la sostanza e quello che non ha sostanza.

Quelli che sono senza unione con me sono ignari di me,
e quelli che sono nella mia sostanza sono quelli che conoscono me.
Quelli che sono vicini a me sono stati ignari di me,
e quelli che sono distanti da me sono quelli che mi hanno conosciuto.
Nel giorno in cui Io sono vicino a te, tu sei distante da me,
e nel giorno in cui Io sono distante da te, Io sono vicino a te.

[Io sono …] dentro.
[Io sono …] delle nature.
Io sono […] della creazione degli spiriti.
[…] preghiera delle anime.
Io sono il controllo e l’incontrollabile.
Io sono l’unione e la dissoluzione.
Io sono ciò che è perenne ed Io sono la dissoluzione della materia. Io sono quella sotto,
ed essi vengono sopra di me.
Io sono il giudizio e l’assoluzione.
Io, Io sono senza peccato,
e la radice del peccato deriva da me.
Io bramo avidamente l’apparenza esteriore,
e il proprio controllo interiore esiste dentro di me.
Io sono l’ascolto accessibile a tutti
E il discorso che non può essere capito.
Io sono un muto che proprio non parla,
e grande è la moltitudine delle mie parole.

Ascoltatemi in grazia, e imparate di me con approssimazione. Io sono colei che urla,
e Io sono rigettata sopra la faccia della terra.
Io preparo il pane e la mia mente dentro.
Io sono la conoscenza del mio nome.
Io sono quella che grida,
ed Io ascolto.
Io appaio e [… ] cammino in [… ] sigillo del mio [… ].
Io sono [… ] la difesa [… ].
Io sono quella che è chiamata Verità
e ingiustizia [… ].

Voi mi onorate [… ] e voi mormorate contro di me.
Voi che siete conquistati, giudicate loro (chi conquista voi)
prima che essi esprimano sentenza contro di voi,
perché il giudizio e la parzialità risiedono in voi.
Se voi siete condannati da questo, chi vi affrancherà?
Oppure, se voi sarete liberati da questo, chi sarà in grado di tenervi in custodia?
Perché ciò che è dentro di voi è quello che a voi è fuori,
e quello che vi avvolge all’esterno
è quello che dà la forma all’interno di voi.
E quello che voi vedete fuori di voi, voi lo vedete dentro di voi; esso è evidente ed è il vostro vestito.

Ascoltatemi, voi che mi udite,
e imparate le mie parole, voi che mi conoscete.
Io sono la conoscenza che è accessibile a chiunque:
Io sono il discorso che non può essere compreso.
Io sono il nome del suono
e il suono del nome.
Io sono il segno della lettera
e la destinazione della separazione
Ed Io […].
(3 linee mancanti)
[…] luce […].
[…] ascoltatori […] a voi
[…] il grande potere.
E […] non rimuoverà il nome.
[…] all’entità che mi ha creato.
E Io dirò il suo nome.

Fate attenzione allora alle sue parole
e a tutte le scritture che sono state composte.
Prestate attenzione allora, voi che ascoltate
ed anche voi, gli angeli e quelli che sono stati inviati,
e voi spiriti che vi siete levati dai morti.
Perché Io sono quella che da sola esiste,
ed Io non ho alcuno che mi giudicherà.

Perché sono molti i gradevoli aspetti che esistono in numerosi peccati
e smoderatezze
e passioni scandalose
e piaceri momentanei
che (gli uomini) assaporano finché non diventano equilibrati e salgono al loro luogo di riposo.
E loro mi troveranno lì
ed essi vivranno
ed essi non moriranno di nuovo.